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martedì 3 agosto 2010

la corte di B

Oggi 3 agosto 2010, sono andata allo Shop Ville di Casalecchio ed ho incontrato alcuni vecchi colleghi.


Grande festa rivederci dopo del tempo. C' era anche B, un operaio del comune con grandi baffoni, ormai bianchi, che mi ha accolta con discrezione ed eleganza.


Il Sig. B., tanti anni fa, lavorava all' acquedotto di Casalecchio e noi dell PM, specialmente in estate, andavamo spesso a bere acqua fresca e senza cloro.


Quando arrivavo il Sig. B. salutava, scambiava due parole poi si eclissava, spariva. Lo ritenevo una persona poco educata, e siccome non mi guardava direttamente negli occhi pensavo di essere, per lui, una persona sgradevole.


Passarono molti anni, poi ci ritrovammo a lavorare assieme in via G. Rossa dove era stato trasferito il nostro ufficio. L' acquedotto nel frattempo era stato smantellato e l' acqua veniva da una nuova rete.


Ci si vedeva tutti i giorni con il Sig. B., ma il suo atteggiamento era sempre lo stesso: salutava e poi spariva.
"Che cafone"! Pensavo!


Un giorno però ci trovammo soli davanti alla macchina del caffè, e B. mi offre  un caffè. Resto stupita! che gli piglia!
Poi inizia a parlare, e con candore confessa di essere un mio ammiratore, anzi più che un ammiratore! Lo guardo incredula e dico che non era possibile perchè quando mi vedeva spariva sempre. Ma con molta dolcezza rispondeva: "mi allontanavo perchè guardarti mi faceva star male"!


E pensare che lo ritenevo un grezzo, volgare con quei baffoni, invece aveva tanta dolcezza.

lunedì 26 luglio 2010

La Tosca

La Tosca non è una persona, ma una cagnetta graziosa delicata, con il pelo lungo bianco macchiato di nero.


Apparteneva a Banchetto, il contadino in fondo a via Benucci.


Prima della Tosca, Banchetto aveva un altro cane di nome Barein. 
Barein aveva il pelo rosso corto, e, pensandoci, penso assomigliasse a Pluto dei cartoni animati. 
Doveva essere un giocherellone, vivace e buffo. Si era integrato nella comunità della via ed era amico di tutti. Quando mia mamma, dalla porta di casa chiamava: "Miro ven a magne" Barein dall' aia spiccava una corsa e alla curva della via Cupa arrivava in via Benucci slittando sul selciato.
Fu soppresso, molto probabilmente si era ammalato. Per un pò non lo vidi. Seppi quando venne eliminato! Che dolore vederlo immobile a terra lui che correva e saltava sempre, e che dolore pensare che si potesse sparare volontariamente ad un essere vivente!


Banchetto prese un altro cane, anzi una cagnetta, La Tosca. Dolcissima, elegante, educata, una vera signorina. Banchetto la teneva bene, ma lei faceva spesso tappa in casa mia per un tozzo di pane. Apriva la porta con la maniglia, aspettava di essere invitata, entrava mangiava un tozzo, una zuppa, un pò di latte poi se ne andava.


Fu venduta ad un contadino che stava ai Barberini, o alla Marecchia, oppura vicino a Passananti, non so. Qui la Tosca non stava bene, pativa la fame. Tutte le sere, da novembre a primavera, veniva a farci visita. Neve, pioggia o vento, verso le otto di sera eccola apriva la porta aspettava e solo se chiamata entrava. Mangiava sempre qualcosa, poi si sdraiava sotto la tavola a godere un pò di calduccio. Ristorata si metteva davanti alla porta, usciva faceva "bau bau" per accomiatarsi e tornava alla sua vita da cane in una casa che nulla le dava.


La storia durò alcuni anni, sempre d' inverno la Tosca veniva a trovarci sicura di avere buona accoglienza.


Ci accorgemmo che aspettava dei cuccioli. La pancia cresceva e l' inverno si avvicinava. Era già novembre avanzato che smise di frequentarci. Sicuramente erano nati i piccoli.


Passarono alcune settimane, quando una sera ricomparve! Povera cara Tosca! Allattare i piccoli e non avere sufficiente cibo l' aveva  sfinita. il pelo sporco di fango stava a dire che non aveva neppure  una stalla dove stare con la cucciolata.  
Camminava adagio, e gli occhi languidi cercavano amore. La rifocillamo bene latte caldo pane, anche i vicini, commossi, contribuirono al suo ristoro
Sotto il tavolo ci stette parecchio, Avremmo voluto tenerla con noi,  ma pur sfinita aveva i piccoli così si preparò a tornare via. 
Mio babbo indignato scrisse un biglietto ai padroni dell' animale e lo infilò nel collare dell' animale, bene in vista. Doveva essere pesante ciò che aveva scritto perchè la Tosca non la vedemmo più! La tennero sempre legata alla catena. 


Venni a sapere che aveva cambiato padrone e questo la trattava bene.


Cara e dolce Tosca, mi facevi compagnia e noi ti aspettavamo sempre. Ti volevo bene eri dolce, educata. Dopo che sono nati i cuccioli sei diventata una vera "signora" non più una signorina! Sei un caro ricordo che porto con me e mi commuove!

martedì 13 luglio 2010

a mio babbo

ciao babbo? mi manchi tanto!


ricordi? quando da piccola col ditino indicavo le montagne lontane, azzurrine e dicevo: "il mio babbo è andato fino là" 
il mio piccolo mondo con l' eroe che andava fino alle montagne! 
quando mi coccolavi dopo le sgridate della mamma? mi sentivo al sicuro, c' eri tu!
quando mi mostravi le lettere dell' alfabeto e io poi vedevo le "esse" dappertutto? mi ha dato il seme della curiosità!
quando mi ha portato la "carta che scrive da sola" e io ti ho detto che non scriveva da sola bisognava calcare sopra?
quando di ritorno da casa Peruzzi dicesti che una bambina sapeva fare il gioco della nove carte? ti ho subito mostrato che ero brava anch' io, ho avuto i tuoi elogi!
quando ti chiedevo cinque lire e tu chinavi la spalla, io con la mano nel taschino pescavo dieci lire ed ero felice ma tu lo eri di più?
quando mi mostrasti la stella cometa verso Sano Giovanni? poi mi facesti vedere anche l' aurora boreale e le eclissi? non ne perdevamo una!!! mi spiegavi i fenomeni e mi ha lasciato l' amore della conoscenza!
quando tornavano le rondini sotto il tetto di Banchetto? e tu a raccontare le loro migrazioni fino all' Africa e poi tornare da noi a fare la nidiata! l' amore per la vita
quando nevicava e noi nella nostra casetta al calduccio a raccontare dei tempi antichi? l' amore per la nostra storia!
quando mi portavi in campagna alla trebbiatura? con un fazzolettino in testa vicino a te ero una principessa!
quando con la saldatrice illuminavi tutto di blu? eri il mio mago!
quando festeggiavamo il nostro compleanno? il 20 settembre il giorno dei belli, dicevi, anche la Loren è nata in questa data, ma noi eravamo i più belli di tutti, io e te!


non ho più festeggiato il compleanno, non c'eri! 
la principessa è scesa ad un rango inferiore. Non ha avuto più coccole, nemmeno ha potuto pescare dieci lire anziche cinque. se era brava nessuno lo diceva.



martedì 15 giugno 2010

la frana

Tra Perlini e Bossari c' è la frana che in un certo senso divide il paese: la parte antica e storica dalle nuove costruzioni che si stendono verso San Girolamo e la strada di Passananti. In questo tratto di "terra di nessuno" ogni tanto passa la frana.


La più antica informazione che ho del fenomeno risale al 1530 circa (non conosco la data ma io racconto le mie emozioni e la data non è necessaria).
Si dice che all' epoca un frate cappuccino avesse predetto ai Sant' Agatesi una catastrofe perchè erano molto libertini praticavano il ballo angelico! Per chi no lo sa, i nostri antenati ballavano "IGNUDI" nel magnifico teatro. La predizione del frate si avverò scatenando la frana! Forse il religioso andava spesso alla macchia e aveva visto da dove partiva il disastro e ne fece uso per ammonire i peccatori. Non ho notizie dei danni, qui ci vorrebbe uno storico, io  mi limito solo a dire che il peccato non c' entrava......


Tutto è stato tranquillo fino al 1934.


In quell' anno la frana tornò violenta e fece combinò molti guai. 
Nella zona si erano costruite case, ville che davano lustro al luogo. Anche mio nonno Antonio, pur avendo già nove figli, all' epoca, fece una bella villetta. Dai miei genitori ho sentito parlare dell' abitazione dei Ragazzini, che era un palazzo grande ed imponente. Uno dei Ragazzini era impresario teatrale a livello internazionale e curava sopratutto spettacoli operistici. Si dice fosse stato anche a New York, all' epoca non era facile!
Il palazzo Buffoni era altrettanto splendido. Dobbiamo ricordare che Francesco Buffoni è stato un combattente per l' unità d' Italia ed era garibaldino. Sotto le logge c' è una lapide che lo commemora.  
Altri palazzi e ville facevano bella mostra in area "frana" e questa impietosa e prepotente si è scagliata a riprendersi il proprio spazio travolgendo tutto. Mio babbo mi raccontava che si vedevano le case che, ancora apparentemente intatte, si muovevano come fossero giocattoli che slittano sul ghiaccio. Poi si disintegravano.
Doveva essere uno spettacolo unico anche se drammatico. Non ho mai saputo se il disastro era stato previsto o se invece si è realizzato in poco tempo. Sta di fatto che gli sfollati sono stati messi in abitazioni di fortuna come ad esempio alla rocca. I miei nonni furono mandati proprio alla rocca dove nacque la decima figlia. 
All' epoca c' era il Duce, e nel giro di soli due anni furono costruite case per tutti. Vennero assegnate secondo il numero di componenti la famiglia e non per l' ammontare della perdita. Forse questa fu risarcita con denaro, non so.


Non si è costruito più su quel terreno. Una strada collegava Perlini a Bossari e tutto tornò tranquillo.
Silenziosamente su nel bosco però la Bestia non si era placata e piano piano preparò una bella sorpresa. 
Era la fine degli anni cinquanta primi sessanta quando la terra fradicia di pioggia, fangosa, scivolosa tornò a disturbare i Sant' Agatesi. 
La ricordo bene! 
Era un agosto piovoso e il fango molliccio, viscido, scendeva dalla macchia fin giù in paese sporcando, distruggendo, guastando tutto.  
 Non fece vittime ma fu impressionante. Venne anche la Rai e fece delle riprese. Quando furono trasmesse sembrava un cataclisma da apocalisse, invece, pur con tanta violenza, era molto più contenuto.
Ricordo che andavamo a vedere i progressi del fenomeno tutti i giorni non era piacevole vedere quella poltiglia invadente coprire ogni cosa ma era pur sempre un avvenimento diverso dal quotidiano! In paese non si parlava d' altro! Quando si è ragazzi, con il desiderio del nuovo i tutto è eccitante!


Sono stati fatti molti lavori di bonifica, convogliando l' acqua, impiantando una magnifica pineta. Non si può costruire ma la bonifica, fatta bene ha donato un parco di conifere che danno nuovamente lustro al caro paese!


nelle foto si vede la frana del '34, si vedono le proporzioni del disastro rispetto all' uomo che è mio babbo.

venerdì 28 maggio 2010

L' aria di giugno







Fermarsi ad annusare l' aria di giugno riempie il cuore, l' anima, la mente, tutto! 
Il sole è alto nel cielo e i giorni sono lunghi. La natura si è svegliata  e comincia già a dare i primi frutti. Non è ancora matura ma è già grande! Nei prati il fieno è pronto per essere tagliato e manda i suoi profumi. Quando sarà falciato,  gli aromi saranno intensi. L' odore del fieno appaga e ci dona tutta la sensualità possibile. 
Le nubi raramente offuscano il cielo che è di un azzurro uniforme! 
Di notte i grilli concertano i loro cri cri con allegria. 
Le lucciole fanno chiaro al grano (così si dice) che ha appena messo le spighe. 
Le stelle brillano lontane vivide. 
Grazie buon Dio per averci dato tanta bellezza.


In via Benucci, nel mese di giugno, c' erano dei rituali taciti: dopo pranzo: dalle 13  in poi ci si raccoglieva in fondo alla strada, sotto "l' albero". 
L' albero era vicino alla bottega di mio babbo all' inizio dello stradellino che porta alla casina di Goretti. Non ho mai saputo di che specie fosse, non ne ho mai visti di simili. La sua ampia chioma ombreggiava lo spazio sottostante dando un pò di fresco. Dalla parte opposta invece le marughe (pseudo acacie) mandavano un profumo dolce buono!  
Si cominciava così a radunare gente, la Gina, le Teresa, la Ida "Dorazzi", mia mamma, le ragazzine dell' epoca,  anche Giulianelli, che si trovava a passare, faceva combriccola. Non c' erano le sedie, ci si sedeva in terra. Poi cominciavano le chiacchere. Gli argomenti erano svariati ma tutti con un tratto lento, pacato, quasi sognante. L' aria di giugno, dopo mangiato portava tranquillità. Un momento di riflessione per proseguire la giornata. Che  sogno! Mi piacevano molto quegli attimi dolci, con tante persone assieme che parlavano, scherzavano e vivevano Giugno.


Anche la piazza cambiava i colori, specialmente verso sera dopo il tramonto. Si vedevano sfumature rosate in cielo, l' ultimo saluto del sole. In Chiesa si pregava il Sacro Cuore, poi via alla sera gioiosa quando già era buio. E si iniziava a fare baccano noi ragazzi giovani, con scherzi, canzoni e cretinate. In giugno era facile innamorarsi! A me è successo! E' stato bellissimo! 


Il 24 del mese si festeggia San Giovanni. 
Usavamo, la sera de 23, raccogliere corolle di fiori e metterle in una bacinella lasciata fuori tutta la notte. Dentro una caraffa piena di acqua si versava un chiaro d' uovo. Si dice che il Santo, passando, avrebbe dato la Sua benedizione  ai petali, mentre per il chiaro d' uovo si sarebbe trasformato qualcosa di premonitore: un albero, una nave........ Al mattino, alla sveglia, pronti a lavarsi con l' acqua dei petali e poi guardare la forma nella caraffa. Ogni volta una sorpresa e anche se si formava sempre un bastimento, l' immaginazione volava!


Con una mia cugina, venuta dalla città, una sera catturammo tante, tante  lucciole. Le mettemmo dentro dei barattoli di vetro. Erano talmente tante che la stanza al buio si illuminava. Che soddisfazione!
Credevamo di avere compiuto un atto eroico. Al risveglio però i barattoli erano vuoti, proprio vuoti no, dentro c' era una letterina che ci informava del dovere delle luccioline di illuminare le messi per fare migliore il pane e del diritto alla loro libertà! Noi abbiamo creduto veramente che la storia fosse stata scritta dagli animaletti........! Non ho più catturato bestioline di nessun genere, e la lezione mi ha portato al massimo rispetto per tutte le forme di vita che Dio ha creato!!!!!!!


A fine del mese si affaccia la vera estate, torrida. Ma giugno ci regala ancora emozioni: il pane è raccolto, e in mezzo alle stoppie  ci sono rimasti dei fiorellini blu che vivono in una aridità estrema!  La cicoria con fiori prepotentemente azzurri costeggia i viottoli di campagna! i tigli dopo avere inondato di soave profumo l' aria comincia a far crescere i frutti! la luce del sole è al massimo e indora tutto! le cicale friniscono incessantemente! ma chi ha pensato di screditare queste creature comparandole alle formiche?  
La stagione è cresciuta è matura!
Ora si aspetta luglio che sarà l' esplosione dell' estate e ci stancherà con il sol leone prima delle vacanze.......





sabato 22 maggio 2010

La Gina

                                                                                                                                           


10 maggio 2010




Sono appena tornata da S. Agata e ho appreso che la Gina Marani, la mia vicina di casa non c' è più!
Mi è dispiaciuto molto.


L' avevo vista alcuni anni fa, non molti e come sempre stava lavorando all' uncinetto senza occhiali. Sempre vispa, attenta, mentre sferruzzava chiaccherava senza quasi guardare il lavoro. 
A veglia, in casa sua andavano tante persone, le accoglieva tutte. Così la sera, particolarmente in inverno, tante signore, tra una chiacchera e l' altra sferruzzavano i loro lavori.


Ricordo una donna possente, forte, penso non avesse paura di nulla. Il marito Mario invece era più minuto ed era famoso per un suo intercalare: "bestia del dievle e tera di poll". Questa frase era famosa e spesso mia mamma lo chiamava proprio "bestia del dievle". Mario segava la legna nella stalla, vicino alla botte del vino. Quando tornava a casa diceva con mia mamma: "ho fat na buta e na sgeta adesa a stag mej". Mi piaceva era simpatico.


Erano venuti ad abitare in via Benucci da S. Donato. Una famiglia numerosa, sette figli. 
Grandi lavoratori entrambi. Avevano un appezzamento di terra alla Ripa, sotto la rupe del cimitero, dove coltivavano di tutto: cereali, ortaggi, frutta. Nei giorni estivi alle due del pomeriggio, sotto il sole bollente, si incamminavano verso il campo, lontano da casa. Percorrevano uno stradello campestre accidentato e tornavano all' ora di cena. Quanta fatica, quanto sudore! Li vedevo tornare all' imbrunire stanchi ma non arrabbiati. E dopo mangiato trovavano anche la forza di dire il rosario!


La Gina ha sempre lavorato a maglia! Credo che se si potessero mettere in fila tutte le maglie che ha fatto si potrebbe fare uno sciarpone lungo lungo per avvolgere la terra all' equatore! Faceva anche bellissimi pizzi. Per tutti i suoi figli ha confezionato  coperte con l' uncinetto, sette coperte che con pazienza ha donato ai  figli che adorava.


Quando è nata mia figlia Elena,  mentre aspettavo di andare in clinica, venne da me. Mi lamentavo molto, il dolore era grosso, mi disse: "stai per essere mamma avrai ancora più dolore fatti forza"! Aveva ragione sia nell' immediato che nel futuro: avere figli è una grande gioia, la più grande, ma è intrisa di dolore, ansia, preoccupazione per sempre!


E' stata una cara persona, buona vicina. La ringrazio perchè ha aiutato molto mia mamma all' inizio della sua malattia quando io non riuscivo a portarla con me. 
Grazie Gina e Mario di avere percorso un pò di vita anche con me. Vi ricorderò sempre con tanto affetto!




NB:
Non avendo al momento un ritratto della Gina ho messo l' immagine della via Benucci dove abbiamo vissuto.

martedì 4 maggio 2010

Fedora

Fedora e Adriana




Sono orgogliosa di essere la nipote della Fedora! Era una persona dolcissima, intelligente e simpatica.


Da giovane era molto bella, ed aveva anche dei corteggiatori. Purtroppo al culmine della gioventù si è ammalata di tubercolosi ossea in seguito alla quale ha trascorso vent' anni in sanatorio, al Forlanini di Roma!
Quando è tornata a casa era guarita dall' infezione tubercolare ma i segni della sofferenza erano marcati sul corpo e anche nell' animo.
La crudeltà con cui la malattia ha infierito su di lei è stata violenta, senza nemmeno darle il tempo di mostrare il fiore dei suoi vent' anni, le ha portato via l' avvenenza e la freschezza del suo fisico. Forse era per questo che si vestiva stranamente, con tre o quattro  sottane di lunghezze diverse, sempre con le ciabatte,  i capelli grigi che non stavano mai raccolti e la borsetta piena di cose sempre con se.
Le ferite dell' animo sicuramente c' erano, ma lei non era solita mostrarle a nessuno nemmeno a me. Anzi aveva sempre un piglio di ironia che la rendeva unica e simpatica.


Quando la sorella Adriana, morta tanti anni fa giovane, mamma di Franco Vicini,  lei  per Franco è diventata la  nuova mamma. Era rimasto orfano del padre quando aveva solo sei anni, quindi è stato giusto che la Dora si prendesse cura di lui. 


Da bambina mi raccontava le favole che non erano le storie dei fratelli Grimm o Perrault. Le sue fiabe erano originali come lei, nessuno le conosceva. Una fiaba raccontava la storia di una bambina che voleva una bambola bellissima, però non poteva comprarla perchè era povera. La mamma con fatica acquistò una bambola molto meno bella, ma era quanto poteva fare. La bimba la rifiutò e la ruppe con rabbia. Per questo fu punita con un incantesimo. Solo quando tornò a raccogliere i pezzi della bambola venne liberata e dopo avere ringraziato la mamma per quel regalo le venne data la possibilità di avere anche quella che desiderava. E' vero dobbiamo sempre apprezzare ciò che abbiamo per aspirare ad avere di più, la Fedora me lo ha insegnato:


Amava leggere; leggeva autori come Tolstoj, Hugo, Manzoni ecc....! Così col suo esempio  io stessa ho goduto di  queste letture. Le piaceva la lirica, conosceva molte opere; una tradizione di famiglia era così mio babbo, il nonno Vincenzone, Giannetto, e la Viviana. Ascoltava volentieri Pavarotti.


Dopo la malattia è stata a Roma dove faceva la dama di compagnia a famiglie importanti come gli Escobedo. 
Mi raccontava che aveva lavorato presso una famiglia di origine finlandese. La signora, a detta della Fedora, metteva i figlioletti a dormire fuori dentro un sacco a pelo nelle notti invernali. Pare dovessero abituarsi a tutte le temperature! Io non volevo crederci e pensavo che quei genitori dovessero essere sicuramente suonati!!!!


Le volevo molto bene, era dolce con me.


Faceva dei centri bellissimi, con i ferri e il filo fino. Veri capolavori nonostante un tremore continuo le rendesse le mani insicure. Ci scherzava sul suo tremore e diceva: "quando bevo la metà va fuori". Ma non si lamentava. Altri al posto suo si sarebbero fatti compiangere, ma la Fedora no, era dignitosa!


A Casalecchio, dove vivevo, nel '90 cadde un aereo militare su una scuola. E' stata una tragedia tremenda. Morirono 16 ragazzi, una classe intera. Successivamente, quando andai a trovarla volle sapere dei particolari, ma all' ascolto del mio racconto cominciò a piangere, non riteneva giusto che dei ragazzi giovani fossero morti mentre lei già anziana era ancora viva!


Cara zia Fedora! com' eri sensibile alla gioventù. Forse eri così perchè  non hai goduto i tuoi vent' anni, ti sono stati rubati! 
                          sei grande!