E' arrivato S. Agata che era un giovane prete ed è rimasto con la nostra comunità per sempre.
La prima Comunione me la impartì Lui dopo poco che era arrivato. Aveva portato aria nuova e la prima cosa fu quella di vestire le bambine tutte uguali senza differenza. Le mamme aderirono quasi tutte, ma ci fu qualcuna che trasgredì senza capire il significato di essere tutte uguali. Lo stesso giorno facemmo anche la cresima era il 31 maggio 1956.
Così don Vittorio divenne il nostro prete: cordiale, educato, parlava con tutti.
Era devoto alla Madonna. Fece fare il giro del paese alla statua della Madonnina: ogni famiglia ospitava per un giorno la Madre di Gesù. Nella casa di turno a ricevere la Mamma Celeste si raccoglievano tutte le persone del vicinato a pregare: al mattino e alla sera quando la statua andava da un' altra famiglia. Tutti i paesani hanno accolto con tanto amore e devozione questo pellegrinaggio. Si un pellegrinaggio a rovescio era Lei che entrava nelle nostre case accompagnata dal nostro Parroco!!!!!
A volte veniva a casa mia per chiaccherare con mio babbo; commentavano i "Promessi Sposi" con foga, doveva essere interessante per entrambi la lettura di quel libro. L' attenzione mi cadde su di loro quando don Vittorio fede notare un vezzo della Monaca di Monza e disse a mio babbo: "Miro legga la descrizione", la monaca faceva uscire dal velo che le fasciava la testa una ciocca di capelli neri come vezzo, civetteria. Si entusiasmarono di questa osservazione fatta dal Manzoni per imprimere più forza alla figura della monaca.
Aveva sempre una parola carina per me anche se non andavo troppo a messa.
A volte mi chiedeva dei favoretti come scrivere a macchina delle cose. Una volta però mi chiese di fare la segretaria alle riunioni dell' azione cattolica. Accettai e ne fu contento. Durante l' inverno partecipavo, prendevo appunti e facevo il verbale.
A seguito di questi piccoli favori voleva pagarmi, ma io non volli nulla. Mi sembrava di cattivo gusto avere dei soldi per così poco in fondo erano cose fatte per la parrocchia.
Poi mi sono sposata e sono nate le mie bimbe. Ho voluto che fosse Lui a battezzarle!
Sono andata a vivere a Bologna, ma quando tornavo e lo incontravo mi salutava sempre e mi chiedeva informazioni sulla mia famiglia, voleva sapere se stavo bene e se ero contenta. Sempre con educazione e discrezione. Con queste doti ha seguito il mio cammino!
Ricordo don Vittorio con nostalgia. Era un uomo minuto con gli occhiali e i lineamenti delicati. Dolce e comprensivo.
Ho saputo dopo del tempo che non c' era più. E' stato un dolore per me: ecco un' altra persona che ha seguito la mia crescita e mi ha dato un buon esempio, era andata. Sicuramente sarà nel regno dei cieli assieme a tanti che ho conosciuto. Spero possa avere incontrato anche i miei genitori e assieme avere letto ancora una volta i "Promessi Sposi"
Questo Blogg vuole, come tema principale, trattare argomenti di infortunistica stradale, educazione stradale, consulenza per tali temi e le relative violazioni al CdS. tratterò altre tematiche di varia natura.
fantasia di racconti
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martedì 25 gennaio 2011
martedì 7 settembre 2010
occhio al parcheggiatore
Piazza Stracciari è un parcheggio in centro a Casalecchio molto affollato.
Era regolamentato dal disco orario, quindi c' era un certo movimento di veicoli e nessun custode.
Mi capitò un giorno di sentirmi chiamare da una signora che chiede:
"Signora, sto cercando il parcheggiatore!"
"Il parcheggiatore non c' è" rispondo;
"forse è già andato via?" la replica;
"no, non esiste alcun parcheggiatore, la piazza è regolata dal disco orario e basta".
La signora mi guarda come se io fossi un' aliena e replica:
"il parcheggiatore c'è, era qui questa mattina e mi ha detto che era del comune, e che avrebbe provveduto a trovarmi un posto per l' auto, una renault 5 di colore rosso."
"non so con chi abbia parlato, ma l' Amministrazione di Casalecchio non annovera nessuno con tali mansioni".
Ancora più stupita la signora mi dice che sicuramente non sono a conoscenza di tutte le cose del Comune e ribadisce:
"il parcheggiatore era qui in mattinata, mi ha detto di essere del comune, gli ho lasciato le chiavi della macchina per metterla al sicuro senza prendere la multa, aveva un berretto in testa, è stato molto gentile, ma ora mi aiuti lei a ritrovarlo par avere la mia renault".
Cosa potevo rispondere a tanta fiducia riposta in un" parcheggiatore strano" che si fa dare le chiavi di un veicolo poi se ne va?
Poi la signora si è resa conto che..............................
Era regolamentato dal disco orario, quindi c' era un certo movimento di veicoli e nessun custode.
Mi capitò un giorno di sentirmi chiamare da una signora che chiede:
"Signora, sto cercando il parcheggiatore!"
"Il parcheggiatore non c' è" rispondo;
"forse è già andato via?" la replica;
"no, non esiste alcun parcheggiatore, la piazza è regolata dal disco orario e basta".
La signora mi guarda come se io fossi un' aliena e replica:
"il parcheggiatore c'è, era qui questa mattina e mi ha detto che era del comune, e che avrebbe provveduto a trovarmi un posto per l' auto, una renault 5 di colore rosso."
"non so con chi abbia parlato, ma l' Amministrazione di Casalecchio non annovera nessuno con tali mansioni".
Ancora più stupita la signora mi dice che sicuramente non sono a conoscenza di tutte le cose del Comune e ribadisce:
"il parcheggiatore era qui in mattinata, mi ha detto di essere del comune, gli ho lasciato le chiavi della macchina per metterla al sicuro senza prendere la multa, aveva un berretto in testa, è stato molto gentile, ma ora mi aiuti lei a ritrovarlo par avere la mia renault".
Cosa potevo rispondere a tanta fiducia riposta in un" parcheggiatore strano" che si fa dare le chiavi di un veicolo poi se ne va?
Poi la signora si è resa conto che..............................
sabato 4 settembre 2010
eos
"Eos, la dea dalle rosse dita". Così gli antichi greci chiamavano l' Aurora!
Con la Ida "Dorazzi" un mattino prestissimo andai a raccogliere i funghi. C' erano altre persone ma io ricordo solo la Ida.
Ci alzammo prima del sorgere del sole e munite di bastoni e scarpe da campagna ci incamminammo verso la macchia. La Ida volle andare su passando dal punto dove scende la frana.
Passo dopo passo salivamo verso il bosco. Ad un certo punto ci fermammo per respirare un pò e io mi voltai verso il paese: Il cielo era già chiaro ma il sole ancora non si vedeva. Una bruma leggera avvolgeva tutto sfocando leggermente i contorni delle cose e limitando i colori. Sant' Agata sonnecchiava ancora nel silenzio che precede il giorno. Tutto era fermo ma non immobile. Il respiro della vita aleggiava in attesa della frenesia quotidiana. Non sentivo rumori anzi avvertivo un silenzio ristoratore.
Lo sguardo era rivolto ad oriente verso i monti lontani azzurrini come il cielo. Tra i monti ed il cielo c' era una lieve velatura rosa, l' unico colore che emergeva nel panorama quasi indistinto di quel mattino.
Era l' aurora, rosea, presente prima ancora che il sole si affacciasse dai monti, colorava l' orizzonte delicatamente.
Ecco perchè Eos dalle rosee dita! L' Aurora solo per alcuni minuti tinge il cielo, quando ancora, i colori sfocati potrebbero confonderlo con la terra!!!
L' inizio del giorno è sempre un' emozione nuova per me! non amo i tramonti, con i colori forti tormentosi, come se non si volessero arrendere alla notte.
Adoro invece la delicatezza del sorgere del sole, quando tutto dorme ancora e puoi sentirti il signore di tutto!
Con la Ida "Dorazzi" un mattino prestissimo andai a raccogliere i funghi. C' erano altre persone ma io ricordo solo la Ida.
Ci alzammo prima del sorgere del sole e munite di bastoni e scarpe da campagna ci incamminammo verso la macchia. La Ida volle andare su passando dal punto dove scende la frana.
Passo dopo passo salivamo verso il bosco. Ad un certo punto ci fermammo per respirare un pò e io mi voltai verso il paese: Il cielo era già chiaro ma il sole ancora non si vedeva. Una bruma leggera avvolgeva tutto sfocando leggermente i contorni delle cose e limitando i colori. Sant' Agata sonnecchiava ancora nel silenzio che precede il giorno. Tutto era fermo ma non immobile. Il respiro della vita aleggiava in attesa della frenesia quotidiana. Non sentivo rumori anzi avvertivo un silenzio ristoratore.
Lo sguardo era rivolto ad oriente verso i monti lontani azzurrini come il cielo. Tra i monti ed il cielo c' era una lieve velatura rosa, l' unico colore che emergeva nel panorama quasi indistinto di quel mattino.
Era l' aurora, rosea, presente prima ancora che il sole si affacciasse dai monti, colorava l' orizzonte delicatamente.
Ecco perchè Eos dalle rosee dita! L' Aurora solo per alcuni minuti tinge il cielo, quando ancora, i colori sfocati potrebbero confonderlo con la terra!!!
L' inizio del giorno è sempre un' emozione nuova per me! non amo i tramonti, con i colori forti tormentosi, come se non si volessero arrendere alla notte.
Adoro invece la delicatezza del sorgere del sole, quando tutto dorme ancora e puoi sentirti il signore di tutto!
lunedì 30 agosto 2010
il garbuglio
Quando si arriva su un incidente stradale, solitamente, da come sono posizionati i mezzi dopo l' impatto, si capisce, anche se per sommi capi, come ha funzionato la dinamica.
Una volta invece, in via Panoramica, subito all' ingresso del parco della Chiusa, capitai in un incidente assai aggrovigliato in poco spazio. Erano coinvolte cinque vetture in una stradina larga solo due metri o poco più. Le persone coinvolte si agitavano livide di rabbia e in un angolino un ragazzino spaurito, muto, guardava stordito.
Così cominciammo a chiedere agli astanti cosa fosse successo, ma la rabbia non permetteva loro di spiegarsi bene.
Finalmente dopo un pò si comincia a fare luce sull' avvenimento:
una coppietta, accompagnata dal fratello minore della ragazza, era andata a fare una passeggiata al parco lasciando fuori l' auto alla custodia del ragazzino. Gli avevano lasciato anche le chiavi, tanto non sapeva guidare.
Ma al giovanotto prudevano le mani e prudevano tanto forte che provò ad accendere il motore e poi guidare! Senza la minima cognizione di guida perdette il controllo della macchina e fece una carambola tale da urtare violentemente contro quattro mezzi in sosta regolare su entrambi i lati della strada!!!!! Chi era presente, era stupito! Come si potevano creare tanti danni con una macchina in circa venti metri quadri!
I fidanzatini erano ancora nel parco. Aspettammo abbastanza prima di vederli arrivare, e quando finalmente uscirono e li vedemmo constatare il disastro..........................!
Il ragazzino non parlò mai, ma anche i due morosetti avevano poco da dire, si limitarono alle formalità del caso, ma dopo a casa cosa sarà successo al povero pilota curioso?
Una volta invece, in via Panoramica, subito all' ingresso del parco della Chiusa, capitai in un incidente assai aggrovigliato in poco spazio. Erano coinvolte cinque vetture in una stradina larga solo due metri o poco più. Le persone coinvolte si agitavano livide di rabbia e in un angolino un ragazzino spaurito, muto, guardava stordito.
Così cominciammo a chiedere agli astanti cosa fosse successo, ma la rabbia non permetteva loro di spiegarsi bene.
Finalmente dopo un pò si comincia a fare luce sull' avvenimento:
una coppietta, accompagnata dal fratello minore della ragazza, era andata a fare una passeggiata al parco lasciando fuori l' auto alla custodia del ragazzino. Gli avevano lasciato anche le chiavi, tanto non sapeva guidare.
Ma al giovanotto prudevano le mani e prudevano tanto forte che provò ad accendere il motore e poi guidare! Senza la minima cognizione di guida perdette il controllo della macchina e fece una carambola tale da urtare violentemente contro quattro mezzi in sosta regolare su entrambi i lati della strada!!!!! Chi era presente, era stupito! Come si potevano creare tanti danni con una macchina in circa venti metri quadri!
I fidanzatini erano ancora nel parco. Aspettammo abbastanza prima di vederli arrivare, e quando finalmente uscirono e li vedemmo constatare il disastro..........................!
Il ragazzino non parlò mai, ma anche i due morosetti avevano poco da dire, si limitarono alle formalità del caso, ma dopo a casa cosa sarà successo al povero pilota curioso?
domenica 22 agosto 2010
missione impossibile
Un mattino di prima estate, con l' aria ancora fresca, mi trovo in ufficio per il consueto lavoro di "front office".
Suona il telefono, in un ufficio di Polizia Municipale il telefono suona continuamente, alzo la cornetta e dico:
"pronto polizia municipale"
"pronto" risponde l' interlocutore "abito in via Garibaldi al numero 23, ha presente? devo fare un reclamo".
Ho sicuramente chiaro il luogo, invito quindi la persona ad esporre il problema.
"davanti casa mia ci sono degli alberi grandi. Su questi nidificano i passerotti." Una pausa poi continua: "Mi danno fastidio gli uccelli quando cantano, specialmente al mattino presto. Iniziano a cinguettare alle cinque, mi svegliano non ne posso più, dovete fare qualcosa, io devo dormire, dovreste tagliare le piante".
"Mio Dio, ma questo da i numeri!!!!" Penso, " cosa rispondo?"
Cerco di fare comprendere, con molta calma, che le piante sono tutelate e non si toccano.
Lui imperterrito continua follemente a dire: "Eliminate gli uccelli, sono loro che fanno chiasso!"
Non è possibile nemmeno eliminare gli animaletti.
La situazione diventa imbarazzante. A fatica cerco di rabbonire il soggetto, ma è difficile!
Propongo di chiudere le finestre, ma costui non demorde.
Cerco di capire il perchè di tale richiesta ma nulla mi viene in mente e lui persiste.
Riesco a calmare un pò la sua veemenza ci salutiamo con nulla di fatto, anche perchè cosa si poteva fare?
Passano alcuni giorni, e nuovamente arriva la telefonata dal signore per il disturbo ornitologico.
Questa volta però vado oltre le apparenze e chiedo perchè non ama il cinguettio e l' allegria degli uccellini, sono tanto carini e fanno anche compagnia. Inoltre, specifico, è da cattivi volere la loro eliminazione, come pure l' eliminazione degli alberi che sono stati piantati da decenni, fanno ombra e sono un bene per chi abita in zona. Si ammorbidisce e spiega: "Vede signora non sono gli uccelli degli alberi che mi danno fastidio, ma è il mio vicino di casa. Ha due canarini, e li mette fuori al mattino presto. I Canarini richiamano i passeri sui rami che così rispondono. Il mio vicino non rispetta nessuno .........."
Ora capisco, è una lite condominiale! Ora la soluzione si può trovare.
mercoledì 18 agosto 2010
La Talia
Si chiamava Natalia, ma per tutti era la "Talia". Era una zia di mia mamma, quindi, per me, una prozia. Per saperne di più, preciso che era la nonna dell' Elena, cuoca e proprietaria dei Tre Castagni.
Se ne è andata molti anni fa ma la ricordo ancora.
Era sposata con "Fafein ad Muntiron" dal quale aveva avuto diciassette gravidanze! Non tutte andate a buon fine, ma comunque un buon numero di figli era sopravissuto.
Da giovane è stata una bella donna e anche in tarda età i lineamenti indicavano la passata bellezza.
Nata a Cairoc, una frazioncina, anzi una casa, in mezzo ai monti dell' Appennino dove il mio bisnonno, Livio Cinarelli, coltivava un podere e faceva dell' ottimo vino.
Alla Talia piaceva bere qualche sorsetto e assieme alla madre Elisa, andavano in cantina foravano il retro del tino riempivano un bicchierozzo e richiudevano il buco con un piolo. Quando il livello del vino andava sotto il foro, accuratamente tappavano il buco radendo l' asperità del legnetto a livello della botte e facendone uno nuovo più in basso. Successe che il bisnonno doveva vendere il suo prodotto, ma ahime! la botte suonava vuota o quasi!
Ciò che maggiormente me la fa ricordare non sono le tante gravidanze, o i buchi nella botte, ma la sua innata capacità di recepire la musica.
Era analfabeta.
Già da bambina ebbe l' opportunità di avere una fisarmonica, quindi quando ascoltava un brano musicale subito dopo lo ripeteva con il suo strumento! Incredibile il suo "orecchio" era straordinario!!!!!!
Aveva saputo sempre mettere le dita nei tasti giusti con naturalezza, senza insegnamento, ma guidata da ciò che provava esprimeva un gran talento con gioia e allegria!!!!!!
Se avesse visto un pentagramma forse non avrebbe neppure capito che era musica scritta perchè la sua sensibilità proveniva direttamente dal suo essere.
Che memoria doveva avere! Non conoscendo alcun tipo di scrittura imprimeva tutto in testa. L' intero brano, una volta ascoltato, restava suo per sempre! E non si sbagliava!
Quando si dice una dote innata! Forse un genio mai scoperto da chi poteva indicarle la via giusta.
Sfruttò questa dote suonando nei veglioni di campagna, per ore seduta, concentrata faceva ballare tutti.
Molto richiesta aveva grande successo, e quando si sapeva che ad una festa c' era la Talia , accorreva tanta gente.
"Quante teste vanno a male nelle campagne" diceva in dialetto una signora tanti anni fa! Vero!
Ho un ricordo particolare: seduta su una sedia, la Talia, con vicino un fiaschetto di vino, la fisarminica fissata bene sulle ginocchia, gli occhi socchiusi, le mani scorrere sulle tastiere e la musica uscire fluente come una magia!!!
La Madre
Il mio lavoro non era solo riferito alla polizia stradale, anzi, questa era solo una parte. C'erano tanti e diversi compiti da svolgere come ad esempio le notfiche degli atti, ricerca di informazioni di vario genere, accertamenti su esposti e reclami.
Un giorno all' inizio dell' estate all' incirca nel 1980, mi recavo in via Garibaldi, per motivi di ufficio, in una villa d' epoca dove abitava una signora che conoscevo di vista.
Suonai il campanello, al tiro dissi: "Polizia Municipale!" "Salga" fu la risposta. Salii una scaletta e arrivata alla porta uscì la signora che mi abbracciò forte cominciando a piangere!
Cosa stava succedendo! Improvvisamente senza parlare la signora mi abbracciava, piangeva, implorava cosa non so. Un attimo di disorientamento, e subito le chiesi se si sentiva bene. "Si sto bene, ma è da tanto tempo che desideravo abbracciarla e stringerla a me!" disse.
Ancora non capivo, quindi la invitai a spiegarsi meglio.
Mi raccontò tra le lacrime di avere perso una figlia all' età di diciassette anni, alta bionda, occhi azzurri e sembrava che io le somigliassi molto. La signora disse che ogni volta che mi vedeva per strada il cuore si stringeva, vedeva in me chi prematuramente l' aveva lasciata!
Piangeva e parlava e mi accarezzava il viso, le mani. Voleva sapere che età avevo, giusto come la figlia. Mi chiedeva se avessi studiato e come fosse stata la mia giovinezza. Poi volle sapere se ero sposata, avevo bambini, ma quando raccontai della mia famiglia le lacrime scendevano ancora più copiose: "anche mia figlia avrebbe potuto avere dei figli, un marito, una casa, invece non ha avuto nulla".
Feci fatica a calmarla ma con le parole giuste riuscii ad avere un colloquio più sereno.
Allora seppi che la ragazza dopo un' influenza che non voleva guarire venne ricoverata ma purtroppo qualcosa non andava bene e non ce la fece. Mi fece vedere dove si era misurata l' altezza poco prima di ammalarsi, 170 cm proprio come me. Vidi le foto, era davvero bella! Anche la stanzetta era rimasta uguale, con le cose di una adolescente degli anni sessanta.
Il lavoro doveva continuare. Ero stata con la signora più di un' ora. Non trovavo la maniera di congedarmi, mi sembrava che andando via le procurassi un nuovo dolore.
Venimmo ad un accordo: ogni volta che ci fossimo viste ci saremmo salutate come una mamma fa con la figlia.
Non vidi più la signora. Seppi poi che non stava bene.
Una mamma è mamma sempre. L' amore che ha nel cuore non finisce mai. Non tollera la morte di un figlio dopo avergli dato la vita!!!!!!
Un giorno all' inizio dell' estate all' incirca nel 1980, mi recavo in via Garibaldi, per motivi di ufficio, in una villa d' epoca dove abitava una signora che conoscevo di vista.
Suonai il campanello, al tiro dissi: "Polizia Municipale!" "Salga" fu la risposta. Salii una scaletta e arrivata alla porta uscì la signora che mi abbracciò forte cominciando a piangere!
Cosa stava succedendo! Improvvisamente senza parlare la signora mi abbracciava, piangeva, implorava cosa non so. Un attimo di disorientamento, e subito le chiesi se si sentiva bene. "Si sto bene, ma è da tanto tempo che desideravo abbracciarla e stringerla a me!" disse.
Ancora non capivo, quindi la invitai a spiegarsi meglio.
Mi raccontò tra le lacrime di avere perso una figlia all' età di diciassette anni, alta bionda, occhi azzurri e sembrava che io le somigliassi molto. La signora disse che ogni volta che mi vedeva per strada il cuore si stringeva, vedeva in me chi prematuramente l' aveva lasciata!
Piangeva e parlava e mi accarezzava il viso, le mani. Voleva sapere che età avevo, giusto come la figlia. Mi chiedeva se avessi studiato e come fosse stata la mia giovinezza. Poi volle sapere se ero sposata, avevo bambini, ma quando raccontai della mia famiglia le lacrime scendevano ancora più copiose: "anche mia figlia avrebbe potuto avere dei figli, un marito, una casa, invece non ha avuto nulla".
Feci fatica a calmarla ma con le parole giuste riuscii ad avere un colloquio più sereno.
Allora seppi che la ragazza dopo un' influenza che non voleva guarire venne ricoverata ma purtroppo qualcosa non andava bene e non ce la fece. Mi fece vedere dove si era misurata l' altezza poco prima di ammalarsi, 170 cm proprio come me. Vidi le foto, era davvero bella! Anche la stanzetta era rimasta uguale, con le cose di una adolescente degli anni sessanta.
Il lavoro doveva continuare. Ero stata con la signora più di un' ora. Non trovavo la maniera di congedarmi, mi sembrava che andando via le procurassi un nuovo dolore.
Venimmo ad un accordo: ogni volta che ci fossimo viste ci saremmo salutate come una mamma fa con la figlia.
Non vidi più la signora. Seppi poi che non stava bene.
Una mamma è mamma sempre. L' amore che ha nel cuore non finisce mai. Non tollera la morte di un figlio dopo avergli dato la vita!!!!!!
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