Tra Perlini e Bossari c' è la frana che in un certo senso divide il paese: la parte antica e storica dalle nuove costruzioni che si stendono verso San Girolamo e la strada di Passananti. In questo tratto di "terra di nessuno" ogni tanto passa la frana.
La più antica informazione che ho del fenomeno risale al 1530 circa (non conosco la data ma io racconto le mie emozioni e la data non è necessaria).
Si dice che all' epoca un frate cappuccino avesse predetto ai Sant' Agatesi una catastrofe perchè erano molto libertini praticavano il ballo angelico! Per chi no lo sa, i nostri antenati ballavano "IGNUDI" nel magnifico teatro. La predizione del frate si avverò scatenando la frana! Forse il religioso andava spesso alla macchia e aveva visto da dove partiva il disastro e ne fece uso per ammonire i peccatori. Non ho notizie dei danni, qui ci vorrebbe uno storico, io mi limito solo a dire che il peccato non c' entrava......
Tutto è stato tranquillo fino al 1934.
In quell' anno la frana tornò violenta e fece combinò molti guai.
Nella zona si erano costruite case, ville che davano lustro al luogo. Anche mio nonno Antonio, pur avendo già nove figli, all' epoca, fece una bella villetta. Dai miei genitori ho sentito parlare dell' abitazione dei Ragazzini, che era un palazzo grande ed imponente. Uno dei Ragazzini era impresario teatrale a livello internazionale e curava sopratutto spettacoli operistici. Si dice fosse stato anche a New York, all' epoca non era facile!
Il palazzo Buffoni era altrettanto splendido. Dobbiamo ricordare che Francesco Buffoni è stato un combattente per l' unità d' Italia ed era garibaldino. Sotto le logge c' è una lapide che lo commemora.
Altri palazzi e ville facevano bella mostra in area "frana" e questa impietosa e prepotente si è scagliata a riprendersi il proprio spazio travolgendo tutto. Mio babbo mi raccontava che si vedevano le case che, ancora apparentemente intatte, si muovevano come fossero giocattoli che slittano sul ghiaccio. Poi si disintegravano.
Doveva essere uno spettacolo unico anche se drammatico. Non ho mai saputo se il disastro era stato previsto o se invece si è realizzato in poco tempo. Sta di fatto che gli sfollati sono stati messi in abitazioni di fortuna come ad esempio alla rocca. I miei nonni furono mandati proprio alla rocca dove nacque la decima figlia.
All' epoca c' era il Duce, e nel giro di soli due anni furono costruite case per tutti. Vennero assegnate secondo il numero di componenti la famiglia e non per l' ammontare della perdita. Forse questa fu risarcita con denaro, non so.
Non si è costruito più su quel terreno. Una strada collegava Perlini a Bossari e tutto tornò tranquillo.
Silenziosamente su nel bosco però la Bestia non si era placata e piano piano preparò una bella sorpresa.
Era la fine degli anni cinquanta primi sessanta quando la terra fradicia di pioggia, fangosa, scivolosa tornò a disturbare i Sant' Agatesi.
La ricordo bene!
Era un agosto piovoso e il fango molliccio, viscido, scendeva dalla macchia fin giù in paese sporcando, distruggendo, guastando tutto.
Non fece vittime ma fu impressionante. Venne anche la Rai e fece delle riprese. Quando furono trasmesse sembrava un cataclisma da apocalisse, invece, pur con tanta violenza, era molto più contenuto.
Ricordo che andavamo a vedere i progressi del fenomeno tutti i giorni non era piacevole vedere quella poltiglia invadente coprire ogni cosa ma era pur sempre un avvenimento diverso dal quotidiano! In paese non si parlava d' altro! Quando si è ragazzi, con il desiderio del nuovo i tutto è eccitante!
Sono stati fatti molti lavori di bonifica, convogliando l' acqua, impiantando una magnifica pineta. Non si può costruire ma la bonifica, fatta bene ha donato un parco di conifere che danno nuovamente lustro al caro paese!
nelle foto si vede la frana del '34, si vedono le proporzioni del disastro rispetto all' uomo che è mio babbo.
Questo Blogg vuole, come tema principale, trattare argomenti di infortunistica stradale, educazione stradale, consulenza per tali temi e le relative violazioni al CdS. tratterò altre tematiche di varia natura.
fantasia di racconti
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martedì 15 giugno 2010
venerdì 28 maggio 2010
L' aria di giugno
Fermarsi ad annusare l' aria di giugno riempie il cuore, l' anima, la mente, tutto!
Il sole è alto nel cielo e i giorni sono lunghi. La natura si è svegliata e comincia già a dare i primi frutti. Non è ancora matura ma è già grande! Nei prati il fieno è pronto per essere tagliato e manda i suoi profumi. Quando sarà falciato, gli aromi saranno intensi. L' odore del fieno appaga e ci dona tutta la sensualità possibile.
Le nubi raramente offuscano il cielo che è di un azzurro uniforme!
Di notte i grilli concertano i loro cri cri con allegria.
Le lucciole fanno chiaro al grano (così si dice) che ha appena messo le spighe.
Le stelle brillano lontane vivide.
Grazie buon Dio per averci dato tanta bellezza.
In via Benucci, nel mese di giugno, c' erano dei rituali taciti: dopo pranzo: dalle 13 in poi ci si raccoglieva in fondo alla strada, sotto "l' albero".
L' albero era vicino alla bottega di mio babbo all' inizio dello stradellino che porta alla casina di Goretti. Non ho mai saputo di che specie fosse, non ne ho mai visti di simili. La sua ampia chioma ombreggiava lo spazio sottostante dando un pò di fresco. Dalla parte opposta invece le marughe (pseudo acacie) mandavano un profumo dolce buono!
Si cominciava così a radunare gente, la Gina, le Teresa, la Ida "Dorazzi", mia mamma, le ragazzine dell' epoca, anche Giulianelli, che si trovava a passare, faceva combriccola. Non c' erano le sedie, ci si sedeva in terra. Poi cominciavano le chiacchere. Gli argomenti erano svariati ma tutti con un tratto lento, pacato, quasi sognante. L' aria di giugno, dopo mangiato portava tranquillità. Un momento di riflessione per proseguire la giornata. Che sogno! Mi piacevano molto quegli attimi dolci, con tante persone assieme che parlavano, scherzavano e vivevano Giugno.
Anche la piazza cambiava i colori, specialmente verso sera dopo il tramonto. Si vedevano sfumature rosate in cielo, l' ultimo saluto del sole. In Chiesa si pregava il Sacro Cuore, poi via alla sera gioiosa quando già era buio. E si iniziava a fare baccano noi ragazzi giovani, con scherzi, canzoni e cretinate. In giugno era facile innamorarsi! A me è successo! E' stato bellissimo!
Il 24 del mese si festeggia San Giovanni.
Usavamo, la sera de 23, raccogliere corolle di fiori e metterle in una bacinella lasciata fuori tutta la notte. Dentro una caraffa piena di acqua si versava un chiaro d' uovo. Si dice che il Santo, passando, avrebbe dato la Sua benedizione ai petali, mentre per il chiaro d' uovo si sarebbe trasformato qualcosa di premonitore: un albero, una nave........ Al mattino, alla sveglia, pronti a lavarsi con l' acqua dei petali e poi guardare la forma nella caraffa. Ogni volta una sorpresa e anche se si formava sempre un bastimento, l' immaginazione volava!
Con una mia cugina, venuta dalla città, una sera catturammo tante, tante lucciole. Le mettemmo dentro dei barattoli di vetro. Erano talmente tante che la stanza al buio si illuminava. Che soddisfazione!
Credevamo di avere compiuto un atto eroico. Al risveglio però i barattoli erano vuoti, proprio vuoti no, dentro c' era una letterina che ci informava del dovere delle luccioline di illuminare le messi per fare migliore il pane e del diritto alla loro libertà! Noi abbiamo creduto veramente che la storia fosse stata scritta dagli animaletti........! Non ho più catturato bestioline di nessun genere, e la lezione mi ha portato al massimo rispetto per tutte le forme di vita che Dio ha creato!!!!!!!
A fine del mese si affaccia la vera estate, torrida. Ma giugno ci regala ancora emozioni: il pane è raccolto, e in mezzo alle stoppie ci sono rimasti dei fiorellini blu che vivono in una aridità estrema! La cicoria con fiori prepotentemente azzurri costeggia i viottoli di campagna! i tigli dopo avere inondato di soave profumo l' aria comincia a far crescere i frutti! la luce del sole è al massimo e indora tutto! le cicale friniscono incessantemente! ma chi ha pensato di screditare queste creature comparandole alle formiche?
La stagione è cresciuta è matura!
Ora si aspetta luglio che sarà l' esplosione dell' estate e ci stancherà con il sol leone prima delle vacanze.......
sabato 22 maggio 2010
La Gina
10 maggio 2010
Sono appena tornata da S. Agata e ho appreso che la Gina Marani, la mia vicina di casa non c' è più!
Mi è dispiaciuto molto.
L' avevo vista alcuni anni fa, non molti e come sempre stava lavorando all' uncinetto senza occhiali. Sempre vispa, attenta, mentre sferruzzava chiaccherava senza quasi guardare il lavoro.
A veglia, in casa sua andavano tante persone, le accoglieva tutte. Così la sera, particolarmente in inverno, tante signore, tra una chiacchera e l' altra sferruzzavano i loro lavori.
Ricordo una donna possente, forte, penso non avesse paura di nulla. Il marito Mario invece era più minuto ed era famoso per un suo intercalare: "bestia del dievle e tera di poll". Questa frase era famosa e spesso mia mamma lo chiamava proprio "bestia del dievle". Mario segava la legna nella stalla, vicino alla botte del vino. Quando tornava a casa diceva con mia mamma: "ho fat na buta e na sgeta adesa a stag mej". Mi piaceva era simpatico.
Erano venuti ad abitare in via Benucci da S. Donato. Una famiglia numerosa, sette figli.
Grandi lavoratori entrambi. Avevano un appezzamento di terra alla Ripa, sotto la rupe del cimitero, dove coltivavano di tutto: cereali, ortaggi, frutta. Nei giorni estivi alle due del pomeriggio, sotto il sole bollente, si incamminavano verso il campo, lontano da casa. Percorrevano uno stradello campestre accidentato e tornavano all' ora di cena. Quanta fatica, quanto sudore! Li vedevo tornare all' imbrunire stanchi ma non arrabbiati. E dopo mangiato trovavano anche la forza di dire il rosario!
La Gina ha sempre lavorato a maglia! Credo che se si potessero mettere in fila tutte le maglie che ha fatto si potrebbe fare uno sciarpone lungo lungo per avvolgere la terra all' equatore! Faceva anche bellissimi pizzi. Per tutti i suoi figli ha confezionato coperte con l' uncinetto, sette coperte che con pazienza ha donato ai figli che adorava.
Quando è nata mia figlia Elena, mentre aspettavo di andare in clinica, venne da me. Mi lamentavo molto, il dolore era grosso, mi disse: "stai per essere mamma avrai ancora più dolore fatti forza"! Aveva ragione sia nell' immediato che nel futuro: avere figli è una grande gioia, la più grande, ma è intrisa di dolore, ansia, preoccupazione per sempre!
E' stata una cara persona, buona vicina. La ringrazio perchè ha aiutato molto mia mamma all' inizio della sua malattia quando io non riuscivo a portarla con me.
Grazie Gina e Mario di avere percorso un pò di vita anche con me. Vi ricorderò sempre con tanto affetto!
NB:
Non avendo al momento un ritratto della Gina ho messo l' immagine della via Benucci dove abbiamo vissuto.
martedì 4 maggio 2010
Fedora
Fedora e Adriana
Sono orgogliosa di essere la nipote della Fedora! Era una persona dolcissima, intelligente e simpatica.
Da giovane era molto bella, ed aveva anche dei corteggiatori. Purtroppo al culmine della gioventù si è ammalata di tubercolosi ossea in seguito alla quale ha trascorso vent' anni in sanatorio, al Forlanini di Roma!
Quando è tornata a casa era guarita dall' infezione tubercolare ma i segni della sofferenza erano marcati sul corpo e anche nell' animo.
La crudeltà con cui la malattia ha infierito su di lei è stata violenta, senza nemmeno darle il tempo di mostrare il fiore dei suoi vent' anni, le ha portato via l' avvenenza e la freschezza del suo fisico. Forse era per questo che si vestiva stranamente, con tre o quattro sottane di lunghezze diverse, sempre con le ciabatte, i capelli grigi che non stavano mai raccolti e la borsetta piena di cose sempre con se.
Le ferite dell' animo sicuramente c' erano, ma lei non era solita mostrarle a nessuno nemmeno a me. Anzi aveva sempre un piglio di ironia che la rendeva unica e simpatica.
Quando la sorella Adriana, morta tanti anni fa giovane, mamma di Franco Vicini, lei per Franco è diventata la nuova mamma. Era rimasto orfano del padre quando aveva solo sei anni, quindi è stato giusto che la Dora si prendesse cura di lui.
Da bambina mi raccontava le favole che non erano le storie dei fratelli Grimm o Perrault. Le sue fiabe erano originali come lei, nessuno le conosceva. Una fiaba raccontava la storia di una bambina che voleva una bambola bellissima, però non poteva comprarla perchè era povera. La mamma con fatica acquistò una bambola molto meno bella, ma era quanto poteva fare. La bimba la rifiutò e la ruppe con rabbia. Per questo fu punita con un incantesimo. Solo quando tornò a raccogliere i pezzi della bambola venne liberata e dopo avere ringraziato la mamma per quel regalo le venne data la possibilità di avere anche quella che desiderava. E' vero dobbiamo sempre apprezzare ciò che abbiamo per aspirare ad avere di più, la Fedora me lo ha insegnato:
Amava leggere; leggeva autori come Tolstoj, Hugo, Manzoni ecc....! Così col suo esempio io stessa ho goduto di queste letture. Le piaceva la lirica, conosceva molte opere; una tradizione di famiglia era così mio babbo, il nonno Vincenzone, Giannetto, e la Viviana. Ascoltava volentieri Pavarotti.
Dopo la malattia è stata a Roma dove faceva la dama di compagnia a famiglie importanti come gli Escobedo.
Mi raccontava che aveva lavorato presso una famiglia di origine finlandese. La signora, a detta della Fedora, metteva i figlioletti a dormire fuori dentro un sacco a pelo nelle notti invernali. Pare dovessero abituarsi a tutte le temperature! Io non volevo crederci e pensavo che quei genitori dovessero essere sicuramente suonati!!!!
Le volevo molto bene, era dolce con me.
Faceva dei centri bellissimi, con i ferri e il filo fino. Veri capolavori nonostante un tremore continuo le rendesse le mani insicure. Ci scherzava sul suo tremore e diceva: "quando bevo la metà va fuori". Ma non si lamentava. Altri al posto suo si sarebbero fatti compiangere, ma la Fedora no, era dignitosa!
A Casalecchio, dove vivevo, nel '90 cadde un aereo militare su una scuola. E' stata una tragedia tremenda. Morirono 16 ragazzi, una classe intera. Successivamente, quando andai a trovarla volle sapere dei particolari, ma all' ascolto del mio racconto cominciò a piangere, non riteneva giusto che dei ragazzi giovani fossero morti mentre lei già anziana era ancora viva!
Cara zia Fedora! com' eri sensibile alla gioventù. Forse eri così perchè non hai goduto i tuoi vent' anni, ti sono stati rubati!
sei grande!
Sono orgogliosa di essere la nipote della Fedora! Era una persona dolcissima, intelligente e simpatica.
Da giovane era molto bella, ed aveva anche dei corteggiatori. Purtroppo al culmine della gioventù si è ammalata di tubercolosi ossea in seguito alla quale ha trascorso vent' anni in sanatorio, al Forlanini di Roma!
Quando è tornata a casa era guarita dall' infezione tubercolare ma i segni della sofferenza erano marcati sul corpo e anche nell' animo.
La crudeltà con cui la malattia ha infierito su di lei è stata violenta, senza nemmeno darle il tempo di mostrare il fiore dei suoi vent' anni, le ha portato via l' avvenenza e la freschezza del suo fisico. Forse era per questo che si vestiva stranamente, con tre o quattro sottane di lunghezze diverse, sempre con le ciabatte, i capelli grigi che non stavano mai raccolti e la borsetta piena di cose sempre con se.
Le ferite dell' animo sicuramente c' erano, ma lei non era solita mostrarle a nessuno nemmeno a me. Anzi aveva sempre un piglio di ironia che la rendeva unica e simpatica.
Quando la sorella Adriana, morta tanti anni fa giovane, mamma di Franco Vicini, lei per Franco è diventata la nuova mamma. Era rimasto orfano del padre quando aveva solo sei anni, quindi è stato giusto che la Dora si prendesse cura di lui.
Da bambina mi raccontava le favole che non erano le storie dei fratelli Grimm o Perrault. Le sue fiabe erano originali come lei, nessuno le conosceva. Una fiaba raccontava la storia di una bambina che voleva una bambola bellissima, però non poteva comprarla perchè era povera. La mamma con fatica acquistò una bambola molto meno bella, ma era quanto poteva fare. La bimba la rifiutò e la ruppe con rabbia. Per questo fu punita con un incantesimo. Solo quando tornò a raccogliere i pezzi della bambola venne liberata e dopo avere ringraziato la mamma per quel regalo le venne data la possibilità di avere anche quella che desiderava. E' vero dobbiamo sempre apprezzare ciò che abbiamo per aspirare ad avere di più, la Fedora me lo ha insegnato:
Amava leggere; leggeva autori come Tolstoj, Hugo, Manzoni ecc....! Così col suo esempio io stessa ho goduto di queste letture. Le piaceva la lirica, conosceva molte opere; una tradizione di famiglia era così mio babbo, il nonno Vincenzone, Giannetto, e la Viviana. Ascoltava volentieri Pavarotti.
Dopo la malattia è stata a Roma dove faceva la dama di compagnia a famiglie importanti come gli Escobedo.
Mi raccontava che aveva lavorato presso una famiglia di origine finlandese. La signora, a detta della Fedora, metteva i figlioletti a dormire fuori dentro un sacco a pelo nelle notti invernali. Pare dovessero abituarsi a tutte le temperature! Io non volevo crederci e pensavo che quei genitori dovessero essere sicuramente suonati!!!!
Le volevo molto bene, era dolce con me.
Faceva dei centri bellissimi, con i ferri e il filo fino. Veri capolavori nonostante un tremore continuo le rendesse le mani insicure. Ci scherzava sul suo tremore e diceva: "quando bevo la metà va fuori". Ma non si lamentava. Altri al posto suo si sarebbero fatti compiangere, ma la Fedora no, era dignitosa!
A Casalecchio, dove vivevo, nel '90 cadde un aereo militare su una scuola. E' stata una tragedia tremenda. Morirono 16 ragazzi, una classe intera. Successivamente, quando andai a trovarla volle sapere dei particolari, ma all' ascolto del mio racconto cominciò a piangere, non riteneva giusto che dei ragazzi giovani fossero morti mentre lei già anziana era ancora viva!
Cara zia Fedora! com' eri sensibile alla gioventù. Forse eri così perchè non hai goduto i tuoi vent' anni, ti sono stati rubati!
sei grande!
giovedì 29 aprile 2010
LA LEGGE DI ATTRAZIONE E I DETTI POPOLARI
-Aiutati che il ciel ti aiuta.
Proverbio polare noto in tutta la Penisola. Nulla di più vero, se ci diamo da fare, per realizzare i nostri desideri, crediamo in questi tutto sarà facile per la loro realizzazione. Si deve credere fermamente per avere l' oggetto del desiderio.
Proverbio polare noto in tutta la Penisola. Nulla di più vero, se ci diamo da fare, per realizzare i nostri desideri, crediamo in questi tutto sarà facile per la loro realizzazione. Si deve credere fermamente per avere l' oggetto del desiderio.
giovedì 22 aprile 2010
una piccola decisione (per partecipare al concorso dci Piernicola)
Avevo 26 anni nel 1972. Già sposata con due bellissime bambine.
Purtroppo avevo pochi soldini, un solo stipendio, l' affitto da pagare, e tante spese da sostenere.
Cercavo lavoro. Andavo a presentare domande un pò dappertutto, ma quando vedevamo le mie figlie, che erano sempre con me, il rifiuto era immediato.
Avevo proprio bisogno di lavorare ed ero veramente disperata, non sapevo come fare.
La mia vicina di casa, una signora di 55 anni, mi diceva sempre: "porti la sua domanda in comune, vedrà che la prendono lei è istruita!"
Figuriamoci, pensavo, in comune prendono proprio me!
Una mattina però mi alzai preparai le bimbe e via a piedi verso il municipio a presentare domande per varie mansioni compresa la bidella. Alla presentazione delle mie domande mi fecero vedere quante prima di me attendevano risposta, ma l' assessore preposto mi propose di partecipare ad un concorso per vigile urbano.
All' epoca le donne vigile ancora non esistevano era una novità. Ma la mia curiosità, l' ottimismo che mi segue sempre, l' andare fuori dagli schemi cosa che faccio spesso, mi fecero iscrivere al bando.
Bene, ora si doveva studiare.
La sfortuna era ancora in agguato: la mia bimba maggiore si ammalò e dovette stare in ospedale parecchio tempo. Non avevo voglia di studiare, i pensieri andavano altrove. Riuscii a fare una preparazione non molto approfondita, forse scarsa.
Venni convocata agli esami che consistevano in un tema sulla pubblica amministrazione e un problema di geometria piana con equazione di primo grado. Le equazioni non le ho mai capite anche perchè per me la matematica è un opinione.
Questo fatto avrebbe dovuto essere un deterrente, ma, non so perchè, mi presentai. La sala del comune era piena di ragazzi. Stavo per intimorirmi, ma un pò per faccia tosta, un pò perchè uno di questi ragazzi simpaticamente mi chiamò a sedermi accanto a lui, mi feci avanti.
Il tema lo svolsi bene.Il problema mi angustiava, ma ricordo benissimo di avere scrollato le spalle e dire: "andiamo, chi non risica non rosica".
Ho risolto il problema con la "divina provvidenza", ed ho avuto l' idoneità a fare il vigile.
Non avevo fatto parola con nessuno di questa mia decisione tranne la mia vicinia che faceva il tifo per me.
Mesi dopo fui convocata per essere assunta.
Quando ho raccontato in casa, ai conoscenti, agli amici la mia decisione, erano tutti contro, anzi per il mio bene mi consigliavano di non fare una cosa del genere, come fosse uno scandalo. Mia madre mi ha inplorato piangendo di desistere.
Ho tenuto botta e me ne sono fregata dei pareri negativi. Così sono stata una delle prime vigilesse in Italia e la mia vita è cambiata sotto tutti i punti di vista.
Per 35 anni ho lavorato in questo settore, con gioia e soddisfazione. Ho visto da vicino la vita movimentata di una città piena di traffico e di gente. Ero anche una bella vigilessa: alta, snella, bionda, occhi chiari, e sempre il sorriso sulle labbra.
Se quel mattino non fossi uscita con decisione ora non potrei godermi la mia pensione e fare ciò che voglio!
Questo post è stato scritto per paretecipare al concorso di Piernicola De Maria "una piccola decisione"
Purtroppo avevo pochi soldini, un solo stipendio, l' affitto da pagare, e tante spese da sostenere.
Cercavo lavoro. Andavo a presentare domande un pò dappertutto, ma quando vedevamo le mie figlie, che erano sempre con me, il rifiuto era immediato.
Avevo proprio bisogno di lavorare ed ero veramente disperata, non sapevo come fare.
La mia vicina di casa, una signora di 55 anni, mi diceva sempre: "porti la sua domanda in comune, vedrà che la prendono lei è istruita!"
Figuriamoci, pensavo, in comune prendono proprio me!
Una mattina però mi alzai preparai le bimbe e via a piedi verso il municipio a presentare domande per varie mansioni compresa la bidella. Alla presentazione delle mie domande mi fecero vedere quante prima di me attendevano risposta, ma l' assessore preposto mi propose di partecipare ad un concorso per vigile urbano.
All' epoca le donne vigile ancora non esistevano era una novità. Ma la mia curiosità, l' ottimismo che mi segue sempre, l' andare fuori dagli schemi cosa che faccio spesso, mi fecero iscrivere al bando.
Bene, ora si doveva studiare.
La sfortuna era ancora in agguato: la mia bimba maggiore si ammalò e dovette stare in ospedale parecchio tempo. Non avevo voglia di studiare, i pensieri andavano altrove. Riuscii a fare una preparazione non molto approfondita, forse scarsa.
Venni convocata agli esami che consistevano in un tema sulla pubblica amministrazione e un problema di geometria piana con equazione di primo grado. Le equazioni non le ho mai capite anche perchè per me la matematica è un opinione.
Questo fatto avrebbe dovuto essere un deterrente, ma, non so perchè, mi presentai. La sala del comune era piena di ragazzi. Stavo per intimorirmi, ma un pò per faccia tosta, un pò perchè uno di questi ragazzi simpaticamente mi chiamò a sedermi accanto a lui, mi feci avanti.
Il tema lo svolsi bene.Il problema mi angustiava, ma ricordo benissimo di avere scrollato le spalle e dire: "andiamo, chi non risica non rosica".
Ho risolto il problema con la "divina provvidenza", ed ho avuto l' idoneità a fare il vigile.
Non avevo fatto parola con nessuno di questa mia decisione tranne la mia vicinia che faceva il tifo per me.
Mesi dopo fui convocata per essere assunta.
Quando ho raccontato in casa, ai conoscenti, agli amici la mia decisione, erano tutti contro, anzi per il mio bene mi consigliavano di non fare una cosa del genere, come fosse uno scandalo. Mia madre mi ha inplorato piangendo di desistere.
Ho tenuto botta e me ne sono fregata dei pareri negativi. Così sono stata una delle prime vigilesse in Italia e la mia vita è cambiata sotto tutti i punti di vista.
Per 35 anni ho lavorato in questo settore, con gioia e soddisfazione. Ho visto da vicino la vita movimentata di una città piena di traffico e di gente. Ero anche una bella vigilessa: alta, snella, bionda, occhi chiari, e sempre il sorriso sulle labbra.
Se quel mattino non fossi uscita con decisione ora non potrei godermi la mia pensione e fare ciò che voglio!
Questo post è stato scritto per paretecipare al concorso di Piernicola De Maria "una piccola decisione"
giovedì 15 aprile 2010
La Viviana
Evviva la Viviana! Chi non la conosce? Nessuno. E' un personaggio strepitoso, sempre vispa e in movimento!
La Viviana custodisce un segreto, un grande segreto che, suppongo non verrà mai svelato: "la sua età"! Non mai stato possibile sapere quanti avesse, anche un calcolo approssimativo non porta a niente! Comunque Ciò che stupisce è la sua vitalità. I capelli sempre perfetti, l' eleganza è un suo pallino, le cose sbarlucicanti la sua passione. Non sappiamo la sua età, ma con l' essenza che sprigiona fa calcolare possa avere circa 30 anni!
Dovete sapere che al mattino va da Perlini a bere un caffè e fare due chiacchere, poi prepara il pranzo per Gaetano, si riposa un pò e ricomincia, va a trovare le amiche, torna la bar a fare due chiacchere, e se per caso no esce ascolta musica, guarda la tv e partecipa attivamente a tutto.
Il lunedì è solita andare al mercato a Novafeltria a comprare abiti, e fare un giro fuori dalla routine, tutte le settimane dalla parrucchiera e se ci sono manifestazioni o spettacoli arriva in prima fila.
Anni or sono, era famosa per il suo seno. Pare avesse un petto da proverbio, forse esagerato per la sua figura. Dicevano che ad una curva prima arrivava il seno poi, dopo un pò la Vivì.
In testa, nei momenti di relax, portava sempre i becchi d' oca (strumenti da parrucchiera), pinze per le ondulazioni tanto che un mio parente di Roma la chiamava testa ferrata!
Veniva spesso in casa mia, a chiaccherare con i miei genitori, specialmente dopo pranzo e con mia mamma faceva finta di avere dei segreti tanti da incuriosire mio babbo ficcanaso come una puzzola.
Le piacciono i gatti. Uno dei suoi mici si chiamava Pallottino (diminutivo Tin). A causa di Tin fece lite furibonda con mia mamma. Quest' ultima aveva spostato il gatto da una sedia prendendolo per il coppetto e messo in terra, forse anche buttato a terra, apriti cielo! Sono state immusonite per qualche giorno. Pallottino non si doveva toccare!
Suo babbo era il grande Giannetto! Litigavano spesso ma si volevano un gran bene.
Ha un carattere un pò suscettibile ma poi si fa perdonare per generosità e affetto. Un suo grande pregio è quello di non fare pettegolezzi: non parla dietro a nessuno! E' difficile trovare persone così!
Vivì sei grande
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