Questo Blogg vuole, come tema principale, trattare argomenti di infortunistica stradale, educazione stradale, consulenza per tali temi e le relative violazioni al CdS. tratterò altre tematiche di varia natura.
fantasia di racconti
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lunedì 26 febbraio 2018
martedì 5 luglio 2011
le elementari
Angelina è stata una mia compagna di scuola, dalla prima elementare fino alla quinta. Le ho sempre voluto molto bene, mia mamma mi raccontava che doveva alzarsi presto per venire a scuola e doveva fare molta strada, veniva dai Piani. Ricordo i suoi scarponcini, robusti da montagna con i calzettoni fatti a mano con la lana di pecora, era importante tenere i piedini al caldo. I capelli ricci biondo scuro, gli occhi furbi vivaci, intelligenti. Non ricordo facesse assenze quindi significava che con ogni condizione di tempo si alzava e veniva a scuola. Non sapevo neppure che le mancasse il padre e mi dispiace molto.
Nella mia classe c' erano tante altre bambine. Molte di loro stavano dalle suore Doroteee. Ricordo Muccioli Margherita piccolina minuta con i capelli dritti e il fiocco bianco in mezzo alla testa. Era una bimba triste, solitaria forse aveva bisogno della sua mamma e si sentiva sola. C' era anche Pianosi Franca, rcicciottina e sempre sorridente vedo ancora il suo visetto rotondo e la bocca aperta in un sorriso continuo. anche lei con il fiocco sulla testa. Ricordo una certa Giovanna, di Perticara, ma non ricordo il cognome! E' stata a scuola con me fino alla seconda elementare. Ho condiviso il banco anche con l' Angelina Angelini. Stava dalle suore ma era del paese. Nell' adolescenza è stata colpita dalla meningite ed è rimasta parzialmente sorda e cieca. Quando doveva nascere la mia bambina mi confezionò tante scarpette di lana su ordine di mia mamma, ne ho ancora qualcuna. Anche la Grazia Peruzzi ha condiviso il banco, e lei non c' è più!
In classe c' era anche l' Albarosa Cinarelli, Rina Mariani, Guerrina Capelli, Paci Anna, Rosella Zanotti.
Ricordo però una cara amica: Silvana Bonamigo. Veniva dal Veneto, e con le sorelle stava dalle suore. I capelli e gli occhi neri. Non aveva più la sua mamma e per questo provavo tanta tenerezza per lei. A scuola era bravissima. La maestra si diede molto da fare con il comune, la cassa di risparmio, per farle avere il modo di continuare gli studi, ma le suore non vollero. Così mi disse lei che, dopo tanti anni, ci siamo riviste con un affetto immutato nel tempo.
Carissime "compagne di scuola"! Sono passati tanti anni, e di molte non ho saputo più nulla! Vorrei tanto rivedervi, ormai siamo grandi, abbiamo dei nipotini e siamo già in pensione! Vi ho sempre ricordato e da questo giornale vi abbraccio con affetto!
Abbiamo iniziato il cammino della vita assieme..............
venerdì 22 aprile 2011
la Signora
Tempo fa ho conosciuto una Signora proveniente dall' Argentina.
Medico, con una cattedra all' università di Buenos Aires, era venuta in Italia per sostituire un medico che stava male.
Grande la sorpresa nell' apprendere che la laurea, presa in Argentina, qua non valeva nulla!!!!!
All' epoca, più di vent' anni fa, riuscì a fare altri lavori gratificanti tanto da restare nel nostro paese.
La signora però non amava l' Italia, tanto meno gli italiani che considerava inferiori culturalmente e anche geneticamente.
Il disprezzo lo faceva sentire anche senza parlare. Le chiesi perchè di tanto veleno verso gli italiani ed ella mi raccontò degli emigrati in Argentina che erano straccioni e non volevano parlare lo spagnolo. Diceva che sarebbe stato meglio non avessero mai passato l' oceano. Sugli Italiani dei nostri giorni invece non sopportava, a suo dire, la mancanza di cultura, l' allegria, e il benessere ormai profuso.
Secondo la signora il nostro stare bene era immeritato per il solo fatto di essere Italiani.
Quando ho avuto "l' onore" di conoscerla, povera donna, era in miseria non aveva più niente ed era ultrasettantenne.
Mi faceva male vedere la sua povertà ma non sono stata in grado di fare nulla per lei, neppure di darle un pò di amicizia, non so perchè.
Era arrivata nel nostro paese con l' altezzosità della sua sapienza, il disprezzo per chi povero va in cerca di fortuna, il rancore per un popolo che col lavoro e l' intelligenza era diventato ricco.
Ha esternato rabbia, rancore, forse anche odio, cosa ha avuto in cambio? Era diventata povera!
Medico, con una cattedra all' università di Buenos Aires, era venuta in Italia per sostituire un medico che stava male.
Grande la sorpresa nell' apprendere che la laurea, presa in Argentina, qua non valeva nulla!!!!!
All' epoca, più di vent' anni fa, riuscì a fare altri lavori gratificanti tanto da restare nel nostro paese.
La signora però non amava l' Italia, tanto meno gli italiani che considerava inferiori culturalmente e anche geneticamente.
Il disprezzo lo faceva sentire anche senza parlare. Le chiesi perchè di tanto veleno verso gli italiani ed ella mi raccontò degli emigrati in Argentina che erano straccioni e non volevano parlare lo spagnolo. Diceva che sarebbe stato meglio non avessero mai passato l' oceano. Sugli Italiani dei nostri giorni invece non sopportava, a suo dire, la mancanza di cultura, l' allegria, e il benessere ormai profuso.
Secondo la signora il nostro stare bene era immeritato per il solo fatto di essere Italiani.
Quando ho avuto "l' onore" di conoscerla, povera donna, era in miseria non aveva più niente ed era ultrasettantenne.
Mi faceva male vedere la sua povertà ma non sono stata in grado di fare nulla per lei, neppure di darle un pò di amicizia, non so perchè.
Era arrivata nel nostro paese con l' altezzosità della sua sapienza, il disprezzo per chi povero va in cerca di fortuna, il rancore per un popolo che col lavoro e l' intelligenza era diventato ricco.
Ha esternato rabbia, rancore, forse anche odio, cosa ha avuto in cambio? Era diventata povera!
lunedì 28 febbraio 2011
sensibilità
ho già parlato del dolore provato quando alla mia bimba era stata diagnosticata una cosa terribile, ma ora devo dire quanto di bello mi è accaduto dopo la sua nascita.
appena nata, prematura, sottopeso, asfittica, la mia creatura era stata portata all' ospedalino pediatrico di rimini.
non avevo avuto il tempo di vederla appena un bacino e via di corsa per salvarle la vita.
quindi non la conoscevo e non sapevo come fosse.
dopo alcuni giorni, andai in tale struttura per poterla allattare.
arrivata in reparto vidi la stanza delle incubatrici con tanti bambini in "scatolati", piccoli, e acerbi.
davanti a quella vetrina c' era una mamma che stava li a guardare la figlioletta.
mi chiese chi ero e il nome della mia creatura. risposi e lei mi indicò una piccola bambina scuretta di capelli.
lancio uno sguardo panoramico alla sala e vedo in una di quelle scatole una meravigliosa bambolina con un fiocchetto azzurro nei pochi capelli che aveva. dissi subito: "mi piace quella". mia mamma preoccupata commentò che anche mia figlia era carina. non ero convinta perchè sentivo che la mamma di quella bambola doveva essere una mamma felice!!!!! la signora insisteva che mia figlia era la mora e mia mamma tentava di convincermi che quella dovevo tenere.
arrivò l' infermiera e ovviamente mi chiese di fare conoscenza con la mia nuova bambina e guarda che fa? porta accanto alla vetrata la bambolina che era la più bella fra tutti gli ospiti del reparto immaturi.
subito ho sentito la felicità che trasmetteva e ancora oggi sono felice di lei.
ribadisco che non sapevo niente sull' aspetto della bambina ma la sensibilità di una mamma mi ha portato a capire chi mi apparteneva
appena nata, prematura, sottopeso, asfittica, la mia creatura era stata portata all' ospedalino pediatrico di rimini.
non avevo avuto il tempo di vederla appena un bacino e via di corsa per salvarle la vita.
quindi non la conoscevo e non sapevo come fosse.
dopo alcuni giorni, andai in tale struttura per poterla allattare.
arrivata in reparto vidi la stanza delle incubatrici con tanti bambini in "scatolati", piccoli, e acerbi.
davanti a quella vetrina c' era una mamma che stava li a guardare la figlioletta.
mi chiese chi ero e il nome della mia creatura. risposi e lei mi indicò una piccola bambina scuretta di capelli.
lancio uno sguardo panoramico alla sala e vedo in una di quelle scatole una meravigliosa bambolina con un fiocchetto azzurro nei pochi capelli che aveva. dissi subito: "mi piace quella". mia mamma preoccupata commentò che anche mia figlia era carina. non ero convinta perchè sentivo che la mamma di quella bambola doveva essere una mamma felice!!!!! la signora insisteva che mia figlia era la mora e mia mamma tentava di convincermi che quella dovevo tenere.
arrivò l' infermiera e ovviamente mi chiese di fare conoscenza con la mia nuova bambina e guarda che fa? porta accanto alla vetrata la bambolina che era la più bella fra tutti gli ospiti del reparto immaturi.
subito ho sentito la felicità che trasmetteva e ancora oggi sono felice di lei.
ribadisco che non sapevo niente sull' aspetto della bambina ma la sensibilità di una mamma mi ha portato a capire chi mi apparteneva
sabato 19 febbraio 2011
E' meglio non piangere
Avevo 23 anni quando è nata la mia secondogenita Francesca. E' nata a Rimini prematura e sotto peso. Al momento della nascita ha avuto una grossa sofferenza cerebrale non ha pianto ed era in asfissia pallida, pertanto è stata portata subito nell' ospedale pediatrico Aiuto Materno di quella città. Alcuni giorni dopo la seguivo per darle il latte e starle vicino.
Era una bambina bellissima, un miniatura, lineamenti perfetti e i pochi capelli erano d' oro come il grano che maturava nei campi: era la fine di giugno.
Orgogliosa delle mie due figlie, la prima Elena, già di tre anni, cresceva bene, era bella, gli occhi verdi tanto dolci, poi Francesca, dicevo a me stessa che brava sono stata o due meravigliose creature!
Dietro l' angolo però mi stava arrivando una tegola fra capo e collo come si usa dire. Infatti i medici dell' ospedale pediatrico mi comunicarono che la mia bambina aveva delle lesioni cerebrali e il suo futuro sarebbe stato nelle mani di Dio! E' inutile descrivere il dolore che mi assaliva. Ho supplicato i medici di darmi almeno un piccolo barlume di speranza ma imperterriti hanno sottolineato la diagnosi con crudezza o almeno a me così sembrava. Certo che i presupposti c' erano per tale responso. La sofferenza neonatale potava davvero portar a conclusioni simili ma non potevo accettare una cosa così per la mia bambina.
Non ho pianto molto anzi poco. La guardavo così piccola e indifesa con una tale condanna!!!!
Non dissi nulla a nessuno nemmeno ai miei familiari. Intanto pensavo cosa fare!
Ripeto non ho pianto, non ho pregato, e ho tenuto tutto per me.
A Dio però mi sono rivolta diverse volte e Gli dicevo: "Signore lei è piccola innocente aiutala, la metto nelle tue mani misericordiose!" Poi ho pensato: "non devo considerare che mia figlia sia ammalata, lo tengo presente ma devo considerarla sana e nessuno deve sapere nulla" e rimboccandomi la maniche ho cominciato a mettere in un angolo il mio dolore e ad agire come se nulla fosse.
Tornata a casa ovviamente dovetti parlarne con il pediatra che rimase davvero di stucco. Iniziammo così a collaborare lui mi diceva come seguire lo sviluppo mentale della bambina, come stimolarla, come fare attenzione ad ogni piccolo successo. Ricordo quando per la prima volta ha afferrato un sonaglietto, non credevo ai miei occhi; ho provato, riprovato e ancora provato, capiva ed afferrava il giocattolo. Che felicità! telefonai subito al medico per condividere la gioia e ringraziarlo dell' aiuto che mi aveva dato.
Naturalmente ancora c' erano tante cose che si dovevo verificare ma con pazienza volontà le ho insegnato a stare seduta, ad appoggiare bene i piedini, a giocare. Poi finalmente tutto andò a posto la bambina era sana anche se per pigrizia non voleva parlare.
Ho ringraziato il Signore che mi ha aiutata, e ancora lo ringrazio.
Ha volte però penso cosa sarebbe successo se mi fossi abbandonata ai pianti e a farmi compatire raccontando a tutti la mia sventura! Mi sarei arresa al dolore e alla fatalità.
La mia creatura sarebbe sicuramente stata bene, forse si erano sbagliati i dottori di Rimini, ma se avessi ceduto al dolore non le sarei stata accanto con le mie cure, o almeno sarei stata frustrata senza reazione costruttiva e intorno a me ci sarebbe stato un alone di malinconia che avrebbe fatto male ad entrambe le mie bambine. Sarei stata una mamma debole sottomessa. Invece, pur avendo il cuore a pezzi, ho portato serenità e ho cresciuto bene la mia piccola prole.
Questo è un mio racconto personale per dire che abbandonarsi alla disperazione ci aggiunge disperazione, raccontare i nostri problemi agli altri non li risolve. Se invece alle sconfitte o ai guai cerchiamo la soluzione essa ci appare e ci fa percorrere la strada giusta.
martedì 25 gennaio 2011
don Vittorio
E' arrivato S. Agata che era un giovane prete ed è rimasto con la nostra comunità per sempre.
La prima Comunione me la impartì Lui dopo poco che era arrivato. Aveva portato aria nuova e la prima cosa fu quella di vestire le bambine tutte uguali senza differenza. Le mamme aderirono quasi tutte, ma ci fu qualcuna che trasgredì senza capire il significato di essere tutte uguali. Lo stesso giorno facemmo anche la cresima era il 31 maggio 1956.
Così don Vittorio divenne il nostro prete: cordiale, educato, parlava con tutti.
Era devoto alla Madonna. Fece fare il giro del paese alla statua della Madonnina: ogni famiglia ospitava per un giorno la Madre di Gesù. Nella casa di turno a ricevere la Mamma Celeste si raccoglievano tutte le persone del vicinato a pregare: al mattino e alla sera quando la statua andava da un' altra famiglia. Tutti i paesani hanno accolto con tanto amore e devozione questo pellegrinaggio. Si un pellegrinaggio a rovescio era Lei che entrava nelle nostre case accompagnata dal nostro Parroco!!!!!
A volte veniva a casa mia per chiaccherare con mio babbo; commentavano i "Promessi Sposi" con foga, doveva essere interessante per entrambi la lettura di quel libro. L' attenzione mi cadde su di loro quando don Vittorio fede notare un vezzo della Monaca di Monza e disse a mio babbo: "Miro legga la descrizione", la monaca faceva uscire dal velo che le fasciava la testa una ciocca di capelli neri come vezzo, civetteria. Si entusiasmarono di questa osservazione fatta dal Manzoni per imprimere più forza alla figura della monaca.
Aveva sempre una parola carina per me anche se non andavo troppo a messa.
A volte mi chiedeva dei favoretti come scrivere a macchina delle cose. Una volta però mi chiese di fare la segretaria alle riunioni dell' azione cattolica. Accettai e ne fu contento. Durante l' inverno partecipavo, prendevo appunti e facevo il verbale.
A seguito di questi piccoli favori voleva pagarmi, ma io non volli nulla. Mi sembrava di cattivo gusto avere dei soldi per così poco in fondo erano cose fatte per la parrocchia.
Poi mi sono sposata e sono nate le mie bimbe. Ho voluto che fosse Lui a battezzarle!
Sono andata a vivere a Bologna, ma quando tornavo e lo incontravo mi salutava sempre e mi chiedeva informazioni sulla mia famiglia, voleva sapere se stavo bene e se ero contenta. Sempre con educazione e discrezione. Con queste doti ha seguito il mio cammino!
Ricordo don Vittorio con nostalgia. Era un uomo minuto con gli occhiali e i lineamenti delicati. Dolce e comprensivo.
Ho saputo dopo del tempo che non c' era più. E' stato un dolore per me: ecco un' altra persona che ha seguito la mia crescita e mi ha dato un buon esempio, era andata. Sicuramente sarà nel regno dei cieli assieme a tanti che ho conosciuto. Spero possa avere incontrato anche i miei genitori e assieme avere letto ancora una volta i "Promessi Sposi"
La prima Comunione me la impartì Lui dopo poco che era arrivato. Aveva portato aria nuova e la prima cosa fu quella di vestire le bambine tutte uguali senza differenza. Le mamme aderirono quasi tutte, ma ci fu qualcuna che trasgredì senza capire il significato di essere tutte uguali. Lo stesso giorno facemmo anche la cresima era il 31 maggio 1956.
Così don Vittorio divenne il nostro prete: cordiale, educato, parlava con tutti.
Era devoto alla Madonna. Fece fare il giro del paese alla statua della Madonnina: ogni famiglia ospitava per un giorno la Madre di Gesù. Nella casa di turno a ricevere la Mamma Celeste si raccoglievano tutte le persone del vicinato a pregare: al mattino e alla sera quando la statua andava da un' altra famiglia. Tutti i paesani hanno accolto con tanto amore e devozione questo pellegrinaggio. Si un pellegrinaggio a rovescio era Lei che entrava nelle nostre case accompagnata dal nostro Parroco!!!!!
A volte veniva a casa mia per chiaccherare con mio babbo; commentavano i "Promessi Sposi" con foga, doveva essere interessante per entrambi la lettura di quel libro. L' attenzione mi cadde su di loro quando don Vittorio fede notare un vezzo della Monaca di Monza e disse a mio babbo: "Miro legga la descrizione", la monaca faceva uscire dal velo che le fasciava la testa una ciocca di capelli neri come vezzo, civetteria. Si entusiasmarono di questa osservazione fatta dal Manzoni per imprimere più forza alla figura della monaca.
Aveva sempre una parola carina per me anche se non andavo troppo a messa.
A volte mi chiedeva dei favoretti come scrivere a macchina delle cose. Una volta però mi chiese di fare la segretaria alle riunioni dell' azione cattolica. Accettai e ne fu contento. Durante l' inverno partecipavo, prendevo appunti e facevo il verbale.
A seguito di questi piccoli favori voleva pagarmi, ma io non volli nulla. Mi sembrava di cattivo gusto avere dei soldi per così poco in fondo erano cose fatte per la parrocchia.
Poi mi sono sposata e sono nate le mie bimbe. Ho voluto che fosse Lui a battezzarle!
Sono andata a vivere a Bologna, ma quando tornavo e lo incontravo mi salutava sempre e mi chiedeva informazioni sulla mia famiglia, voleva sapere se stavo bene e se ero contenta. Sempre con educazione e discrezione. Con queste doti ha seguito il mio cammino!
Ricordo don Vittorio con nostalgia. Era un uomo minuto con gli occhiali e i lineamenti delicati. Dolce e comprensivo.
Ho saputo dopo del tempo che non c' era più. E' stato un dolore per me: ecco un' altra persona che ha seguito la mia crescita e mi ha dato un buon esempio, era andata. Sicuramente sarà nel regno dei cieli assieme a tanti che ho conosciuto. Spero possa avere incontrato anche i miei genitori e assieme avere letto ancora una volta i "Promessi Sposi"
martedì 7 settembre 2010
occhio al parcheggiatore
Piazza Stracciari è un parcheggio in centro a Casalecchio molto affollato.
Era regolamentato dal disco orario, quindi c' era un certo movimento di veicoli e nessun custode.
Mi capitò un giorno di sentirmi chiamare da una signora che chiede:
"Signora, sto cercando il parcheggiatore!"
"Il parcheggiatore non c' è" rispondo;
"forse è già andato via?" la replica;
"no, non esiste alcun parcheggiatore, la piazza è regolata dal disco orario e basta".
La signora mi guarda come se io fossi un' aliena e replica:
"il parcheggiatore c'è, era qui questa mattina e mi ha detto che era del comune, e che avrebbe provveduto a trovarmi un posto per l' auto, una renault 5 di colore rosso."
"non so con chi abbia parlato, ma l' Amministrazione di Casalecchio non annovera nessuno con tali mansioni".
Ancora più stupita la signora mi dice che sicuramente non sono a conoscenza di tutte le cose del Comune e ribadisce:
"il parcheggiatore era qui in mattinata, mi ha detto di essere del comune, gli ho lasciato le chiavi della macchina per metterla al sicuro senza prendere la multa, aveva un berretto in testa, è stato molto gentile, ma ora mi aiuti lei a ritrovarlo par avere la mia renault".
Cosa potevo rispondere a tanta fiducia riposta in un" parcheggiatore strano" che si fa dare le chiavi di un veicolo poi se ne va?
Poi la signora si è resa conto che..............................
Era regolamentato dal disco orario, quindi c' era un certo movimento di veicoli e nessun custode.
Mi capitò un giorno di sentirmi chiamare da una signora che chiede:
"Signora, sto cercando il parcheggiatore!"
"Il parcheggiatore non c' è" rispondo;
"forse è già andato via?" la replica;
"no, non esiste alcun parcheggiatore, la piazza è regolata dal disco orario e basta".
La signora mi guarda come se io fossi un' aliena e replica:
"il parcheggiatore c'è, era qui questa mattina e mi ha detto che era del comune, e che avrebbe provveduto a trovarmi un posto per l' auto, una renault 5 di colore rosso."
"non so con chi abbia parlato, ma l' Amministrazione di Casalecchio non annovera nessuno con tali mansioni".
Ancora più stupita la signora mi dice che sicuramente non sono a conoscenza di tutte le cose del Comune e ribadisce:
"il parcheggiatore era qui in mattinata, mi ha detto di essere del comune, gli ho lasciato le chiavi della macchina per metterla al sicuro senza prendere la multa, aveva un berretto in testa, è stato molto gentile, ma ora mi aiuti lei a ritrovarlo par avere la mia renault".
Cosa potevo rispondere a tanta fiducia riposta in un" parcheggiatore strano" che si fa dare le chiavi di un veicolo poi se ne va?
Poi la signora si è resa conto che..............................
sabato 4 settembre 2010
eos
"Eos, la dea dalle rosse dita". Così gli antichi greci chiamavano l' Aurora!
Con la Ida "Dorazzi" un mattino prestissimo andai a raccogliere i funghi. C' erano altre persone ma io ricordo solo la Ida.
Ci alzammo prima del sorgere del sole e munite di bastoni e scarpe da campagna ci incamminammo verso la macchia. La Ida volle andare su passando dal punto dove scende la frana.
Passo dopo passo salivamo verso il bosco. Ad un certo punto ci fermammo per respirare un pò e io mi voltai verso il paese: Il cielo era già chiaro ma il sole ancora non si vedeva. Una bruma leggera avvolgeva tutto sfocando leggermente i contorni delle cose e limitando i colori. Sant' Agata sonnecchiava ancora nel silenzio che precede il giorno. Tutto era fermo ma non immobile. Il respiro della vita aleggiava in attesa della frenesia quotidiana. Non sentivo rumori anzi avvertivo un silenzio ristoratore.
Lo sguardo era rivolto ad oriente verso i monti lontani azzurrini come il cielo. Tra i monti ed il cielo c' era una lieve velatura rosa, l' unico colore che emergeva nel panorama quasi indistinto di quel mattino.
Era l' aurora, rosea, presente prima ancora che il sole si affacciasse dai monti, colorava l' orizzonte delicatamente.
Ecco perchè Eos dalle rosee dita! L' Aurora solo per alcuni minuti tinge il cielo, quando ancora, i colori sfocati potrebbero confonderlo con la terra!!!
L' inizio del giorno è sempre un' emozione nuova per me! non amo i tramonti, con i colori forti tormentosi, come se non si volessero arrendere alla notte.
Adoro invece la delicatezza del sorgere del sole, quando tutto dorme ancora e puoi sentirti il signore di tutto!
Con la Ida "Dorazzi" un mattino prestissimo andai a raccogliere i funghi. C' erano altre persone ma io ricordo solo la Ida.
Ci alzammo prima del sorgere del sole e munite di bastoni e scarpe da campagna ci incamminammo verso la macchia. La Ida volle andare su passando dal punto dove scende la frana.
Passo dopo passo salivamo verso il bosco. Ad un certo punto ci fermammo per respirare un pò e io mi voltai verso il paese: Il cielo era già chiaro ma il sole ancora non si vedeva. Una bruma leggera avvolgeva tutto sfocando leggermente i contorni delle cose e limitando i colori. Sant' Agata sonnecchiava ancora nel silenzio che precede il giorno. Tutto era fermo ma non immobile. Il respiro della vita aleggiava in attesa della frenesia quotidiana. Non sentivo rumori anzi avvertivo un silenzio ristoratore.
Lo sguardo era rivolto ad oriente verso i monti lontani azzurrini come il cielo. Tra i monti ed il cielo c' era una lieve velatura rosa, l' unico colore che emergeva nel panorama quasi indistinto di quel mattino.
Era l' aurora, rosea, presente prima ancora che il sole si affacciasse dai monti, colorava l' orizzonte delicatamente.
Ecco perchè Eos dalle rosee dita! L' Aurora solo per alcuni minuti tinge il cielo, quando ancora, i colori sfocati potrebbero confonderlo con la terra!!!
L' inizio del giorno è sempre un' emozione nuova per me! non amo i tramonti, con i colori forti tormentosi, come se non si volessero arrendere alla notte.
Adoro invece la delicatezza del sorgere del sole, quando tutto dorme ancora e puoi sentirti il signore di tutto!
lunedì 30 agosto 2010
il garbuglio
Quando si arriva su un incidente stradale, solitamente, da come sono posizionati i mezzi dopo l' impatto, si capisce, anche se per sommi capi, come ha funzionato la dinamica.
Una volta invece, in via Panoramica, subito all' ingresso del parco della Chiusa, capitai in un incidente assai aggrovigliato in poco spazio. Erano coinvolte cinque vetture in una stradina larga solo due metri o poco più. Le persone coinvolte si agitavano livide di rabbia e in un angolino un ragazzino spaurito, muto, guardava stordito.
Così cominciammo a chiedere agli astanti cosa fosse successo, ma la rabbia non permetteva loro di spiegarsi bene.
Finalmente dopo un pò si comincia a fare luce sull' avvenimento:
una coppietta, accompagnata dal fratello minore della ragazza, era andata a fare una passeggiata al parco lasciando fuori l' auto alla custodia del ragazzino. Gli avevano lasciato anche le chiavi, tanto non sapeva guidare.
Ma al giovanotto prudevano le mani e prudevano tanto forte che provò ad accendere il motore e poi guidare! Senza la minima cognizione di guida perdette il controllo della macchina e fece una carambola tale da urtare violentemente contro quattro mezzi in sosta regolare su entrambi i lati della strada!!!!! Chi era presente, era stupito! Come si potevano creare tanti danni con una macchina in circa venti metri quadri!
I fidanzatini erano ancora nel parco. Aspettammo abbastanza prima di vederli arrivare, e quando finalmente uscirono e li vedemmo constatare il disastro..........................!
Il ragazzino non parlò mai, ma anche i due morosetti avevano poco da dire, si limitarono alle formalità del caso, ma dopo a casa cosa sarà successo al povero pilota curioso?
Una volta invece, in via Panoramica, subito all' ingresso del parco della Chiusa, capitai in un incidente assai aggrovigliato in poco spazio. Erano coinvolte cinque vetture in una stradina larga solo due metri o poco più. Le persone coinvolte si agitavano livide di rabbia e in un angolino un ragazzino spaurito, muto, guardava stordito.
Così cominciammo a chiedere agli astanti cosa fosse successo, ma la rabbia non permetteva loro di spiegarsi bene.
Finalmente dopo un pò si comincia a fare luce sull' avvenimento:
una coppietta, accompagnata dal fratello minore della ragazza, era andata a fare una passeggiata al parco lasciando fuori l' auto alla custodia del ragazzino. Gli avevano lasciato anche le chiavi, tanto non sapeva guidare.
Ma al giovanotto prudevano le mani e prudevano tanto forte che provò ad accendere il motore e poi guidare! Senza la minima cognizione di guida perdette il controllo della macchina e fece una carambola tale da urtare violentemente contro quattro mezzi in sosta regolare su entrambi i lati della strada!!!!! Chi era presente, era stupito! Come si potevano creare tanti danni con una macchina in circa venti metri quadri!
I fidanzatini erano ancora nel parco. Aspettammo abbastanza prima di vederli arrivare, e quando finalmente uscirono e li vedemmo constatare il disastro..........................!
Il ragazzino non parlò mai, ma anche i due morosetti avevano poco da dire, si limitarono alle formalità del caso, ma dopo a casa cosa sarà successo al povero pilota curioso?
domenica 22 agosto 2010
missione impossibile
Un mattino di prima estate, con l' aria ancora fresca, mi trovo in ufficio per il consueto lavoro di "front office".
Suona il telefono, in un ufficio di Polizia Municipale il telefono suona continuamente, alzo la cornetta e dico:
"pronto polizia municipale"
"pronto" risponde l' interlocutore "abito in via Garibaldi al numero 23, ha presente? devo fare un reclamo".
Ho sicuramente chiaro il luogo, invito quindi la persona ad esporre il problema.
"davanti casa mia ci sono degli alberi grandi. Su questi nidificano i passerotti." Una pausa poi continua: "Mi danno fastidio gli uccelli quando cantano, specialmente al mattino presto. Iniziano a cinguettare alle cinque, mi svegliano non ne posso più, dovete fare qualcosa, io devo dormire, dovreste tagliare le piante".
"Mio Dio, ma questo da i numeri!!!!" Penso, " cosa rispondo?"
Cerco di fare comprendere, con molta calma, che le piante sono tutelate e non si toccano.
Lui imperterrito continua follemente a dire: "Eliminate gli uccelli, sono loro che fanno chiasso!"
Non è possibile nemmeno eliminare gli animaletti.
La situazione diventa imbarazzante. A fatica cerco di rabbonire il soggetto, ma è difficile!
Propongo di chiudere le finestre, ma costui non demorde.
Cerco di capire il perchè di tale richiesta ma nulla mi viene in mente e lui persiste.
Riesco a calmare un pò la sua veemenza ci salutiamo con nulla di fatto, anche perchè cosa si poteva fare?
Passano alcuni giorni, e nuovamente arriva la telefonata dal signore per il disturbo ornitologico.
Questa volta però vado oltre le apparenze e chiedo perchè non ama il cinguettio e l' allegria degli uccellini, sono tanto carini e fanno anche compagnia. Inoltre, specifico, è da cattivi volere la loro eliminazione, come pure l' eliminazione degli alberi che sono stati piantati da decenni, fanno ombra e sono un bene per chi abita in zona. Si ammorbidisce e spiega: "Vede signora non sono gli uccelli degli alberi che mi danno fastidio, ma è il mio vicino di casa. Ha due canarini, e li mette fuori al mattino presto. I Canarini richiamano i passeri sui rami che così rispondono. Il mio vicino non rispetta nessuno .........."
Ora capisco, è una lite condominiale! Ora la soluzione si può trovare.
mercoledì 18 agosto 2010
La Talia
Si chiamava Natalia, ma per tutti era la "Talia". Era una zia di mia mamma, quindi, per me, una prozia. Per saperne di più, preciso che era la nonna dell' Elena, cuoca e proprietaria dei Tre Castagni.
Se ne è andata molti anni fa ma la ricordo ancora.
Era sposata con "Fafein ad Muntiron" dal quale aveva avuto diciassette gravidanze! Non tutte andate a buon fine, ma comunque un buon numero di figli era sopravissuto.
Da giovane è stata una bella donna e anche in tarda età i lineamenti indicavano la passata bellezza.
Nata a Cairoc, una frazioncina, anzi una casa, in mezzo ai monti dell' Appennino dove il mio bisnonno, Livio Cinarelli, coltivava un podere e faceva dell' ottimo vino.
Alla Talia piaceva bere qualche sorsetto e assieme alla madre Elisa, andavano in cantina foravano il retro del tino riempivano un bicchierozzo e richiudevano il buco con un piolo. Quando il livello del vino andava sotto il foro, accuratamente tappavano il buco radendo l' asperità del legnetto a livello della botte e facendone uno nuovo più in basso. Successe che il bisnonno doveva vendere il suo prodotto, ma ahime! la botte suonava vuota o quasi!
Ciò che maggiormente me la fa ricordare non sono le tante gravidanze, o i buchi nella botte, ma la sua innata capacità di recepire la musica.
Era analfabeta.
Già da bambina ebbe l' opportunità di avere una fisarmonica, quindi quando ascoltava un brano musicale subito dopo lo ripeteva con il suo strumento! Incredibile il suo "orecchio" era straordinario!!!!!!
Aveva saputo sempre mettere le dita nei tasti giusti con naturalezza, senza insegnamento, ma guidata da ciò che provava esprimeva un gran talento con gioia e allegria!!!!!!
Se avesse visto un pentagramma forse non avrebbe neppure capito che era musica scritta perchè la sua sensibilità proveniva direttamente dal suo essere.
Che memoria doveva avere! Non conoscendo alcun tipo di scrittura imprimeva tutto in testa. L' intero brano, una volta ascoltato, restava suo per sempre! E non si sbagliava!
Quando si dice una dote innata! Forse un genio mai scoperto da chi poteva indicarle la via giusta.
Sfruttò questa dote suonando nei veglioni di campagna, per ore seduta, concentrata faceva ballare tutti.
Molto richiesta aveva grande successo, e quando si sapeva che ad una festa c' era la Talia , accorreva tanta gente.
"Quante teste vanno a male nelle campagne" diceva in dialetto una signora tanti anni fa! Vero!
Ho un ricordo particolare: seduta su una sedia, la Talia, con vicino un fiaschetto di vino, la fisarminica fissata bene sulle ginocchia, gli occhi socchiusi, le mani scorrere sulle tastiere e la musica uscire fluente come una magia!!!
La Madre
Il mio lavoro non era solo riferito alla polizia stradale, anzi, questa era solo una parte. C'erano tanti e diversi compiti da svolgere come ad esempio le notfiche degli atti, ricerca di informazioni di vario genere, accertamenti su esposti e reclami.
Un giorno all' inizio dell' estate all' incirca nel 1980, mi recavo in via Garibaldi, per motivi di ufficio, in una villa d' epoca dove abitava una signora che conoscevo di vista.
Suonai il campanello, al tiro dissi: "Polizia Municipale!" "Salga" fu la risposta. Salii una scaletta e arrivata alla porta uscì la signora che mi abbracciò forte cominciando a piangere!
Cosa stava succedendo! Improvvisamente senza parlare la signora mi abbracciava, piangeva, implorava cosa non so. Un attimo di disorientamento, e subito le chiesi se si sentiva bene. "Si sto bene, ma è da tanto tempo che desideravo abbracciarla e stringerla a me!" disse.
Ancora non capivo, quindi la invitai a spiegarsi meglio.
Mi raccontò tra le lacrime di avere perso una figlia all' età di diciassette anni, alta bionda, occhi azzurri e sembrava che io le somigliassi molto. La signora disse che ogni volta che mi vedeva per strada il cuore si stringeva, vedeva in me chi prematuramente l' aveva lasciata!
Piangeva e parlava e mi accarezzava il viso, le mani. Voleva sapere che età avevo, giusto come la figlia. Mi chiedeva se avessi studiato e come fosse stata la mia giovinezza. Poi volle sapere se ero sposata, avevo bambini, ma quando raccontai della mia famiglia le lacrime scendevano ancora più copiose: "anche mia figlia avrebbe potuto avere dei figli, un marito, una casa, invece non ha avuto nulla".
Feci fatica a calmarla ma con le parole giuste riuscii ad avere un colloquio più sereno.
Allora seppi che la ragazza dopo un' influenza che non voleva guarire venne ricoverata ma purtroppo qualcosa non andava bene e non ce la fece. Mi fece vedere dove si era misurata l' altezza poco prima di ammalarsi, 170 cm proprio come me. Vidi le foto, era davvero bella! Anche la stanzetta era rimasta uguale, con le cose di una adolescente degli anni sessanta.
Il lavoro doveva continuare. Ero stata con la signora più di un' ora. Non trovavo la maniera di congedarmi, mi sembrava che andando via le procurassi un nuovo dolore.
Venimmo ad un accordo: ogni volta che ci fossimo viste ci saremmo salutate come una mamma fa con la figlia.
Non vidi più la signora. Seppi poi che non stava bene.
Una mamma è mamma sempre. L' amore che ha nel cuore non finisce mai. Non tollera la morte di un figlio dopo avergli dato la vita!!!!!!
Un giorno all' inizio dell' estate all' incirca nel 1980, mi recavo in via Garibaldi, per motivi di ufficio, in una villa d' epoca dove abitava una signora che conoscevo di vista.
Suonai il campanello, al tiro dissi: "Polizia Municipale!" "Salga" fu la risposta. Salii una scaletta e arrivata alla porta uscì la signora che mi abbracciò forte cominciando a piangere!
Cosa stava succedendo! Improvvisamente senza parlare la signora mi abbracciava, piangeva, implorava cosa non so. Un attimo di disorientamento, e subito le chiesi se si sentiva bene. "Si sto bene, ma è da tanto tempo che desideravo abbracciarla e stringerla a me!" disse.
Ancora non capivo, quindi la invitai a spiegarsi meglio.
Mi raccontò tra le lacrime di avere perso una figlia all' età di diciassette anni, alta bionda, occhi azzurri e sembrava che io le somigliassi molto. La signora disse che ogni volta che mi vedeva per strada il cuore si stringeva, vedeva in me chi prematuramente l' aveva lasciata!
Piangeva e parlava e mi accarezzava il viso, le mani. Voleva sapere che età avevo, giusto come la figlia. Mi chiedeva se avessi studiato e come fosse stata la mia giovinezza. Poi volle sapere se ero sposata, avevo bambini, ma quando raccontai della mia famiglia le lacrime scendevano ancora più copiose: "anche mia figlia avrebbe potuto avere dei figli, un marito, una casa, invece non ha avuto nulla".
Feci fatica a calmarla ma con le parole giuste riuscii ad avere un colloquio più sereno.
Allora seppi che la ragazza dopo un' influenza che non voleva guarire venne ricoverata ma purtroppo qualcosa non andava bene e non ce la fece. Mi fece vedere dove si era misurata l' altezza poco prima di ammalarsi, 170 cm proprio come me. Vidi le foto, era davvero bella! Anche la stanzetta era rimasta uguale, con le cose di una adolescente degli anni sessanta.
Il lavoro doveva continuare. Ero stata con la signora più di un' ora. Non trovavo la maniera di congedarmi, mi sembrava che andando via le procurassi un nuovo dolore.
Venimmo ad un accordo: ogni volta che ci fossimo viste ci saremmo salutate come una mamma fa con la figlia.
Non vidi più la signora. Seppi poi che non stava bene.
Una mamma è mamma sempre. L' amore che ha nel cuore non finisce mai. Non tollera la morte di un figlio dopo avergli dato la vita!!!!!!
martedì 3 agosto 2010
la corte di B
Oggi 3 agosto 2010, sono andata allo Shop Ville di Casalecchio ed ho incontrato alcuni vecchi colleghi.
Grande festa rivederci dopo del tempo. C' era anche B, un operaio del comune con grandi baffoni, ormai bianchi, che mi ha accolta con discrezione ed eleganza.
Il Sig. B., tanti anni fa, lavorava all' acquedotto di Casalecchio e noi dell PM, specialmente in estate, andavamo spesso a bere acqua fresca e senza cloro.
Quando arrivavo il Sig. B. salutava, scambiava due parole poi si eclissava, spariva. Lo ritenevo una persona poco educata, e siccome non mi guardava direttamente negli occhi pensavo di essere, per lui, una persona sgradevole.
Passarono molti anni, poi ci ritrovammo a lavorare assieme in via G. Rossa dove era stato trasferito il nostro ufficio. L' acquedotto nel frattempo era stato smantellato e l' acqua veniva da una nuova rete.
Ci si vedeva tutti i giorni con il Sig. B., ma il suo atteggiamento era sempre lo stesso: salutava e poi spariva.
"Che cafone"! Pensavo!
Un giorno però ci trovammo soli davanti alla macchina del caffè, e B. mi offre un caffè. Resto stupita! che gli piglia!
Poi inizia a parlare, e con candore confessa di essere un mio ammiratore, anzi più che un ammiratore! Lo guardo incredula e dico che non era possibile perchè quando mi vedeva spariva sempre. Ma con molta dolcezza rispondeva: "mi allontanavo perchè guardarti mi faceva star male"!
E pensare che lo ritenevo un grezzo, volgare con quei baffoni, invece aveva tanta dolcezza.
Grande festa rivederci dopo del tempo. C' era anche B, un operaio del comune con grandi baffoni, ormai bianchi, che mi ha accolta con discrezione ed eleganza.
Il Sig. B., tanti anni fa, lavorava all' acquedotto di Casalecchio e noi dell PM, specialmente in estate, andavamo spesso a bere acqua fresca e senza cloro.
Quando arrivavo il Sig. B. salutava, scambiava due parole poi si eclissava, spariva. Lo ritenevo una persona poco educata, e siccome non mi guardava direttamente negli occhi pensavo di essere, per lui, una persona sgradevole.
Passarono molti anni, poi ci ritrovammo a lavorare assieme in via G. Rossa dove era stato trasferito il nostro ufficio. L' acquedotto nel frattempo era stato smantellato e l' acqua veniva da una nuova rete.
Ci si vedeva tutti i giorni con il Sig. B., ma il suo atteggiamento era sempre lo stesso: salutava e poi spariva.
"Che cafone"! Pensavo!
Un giorno però ci trovammo soli davanti alla macchina del caffè, e B. mi offre un caffè. Resto stupita! che gli piglia!
Poi inizia a parlare, e con candore confessa di essere un mio ammiratore, anzi più che un ammiratore! Lo guardo incredula e dico che non era possibile perchè quando mi vedeva spariva sempre. Ma con molta dolcezza rispondeva: "mi allontanavo perchè guardarti mi faceva star male"!
E pensare che lo ritenevo un grezzo, volgare con quei baffoni, invece aveva tanta dolcezza.
lunedì 26 luglio 2010
La Tosca
La Tosca non è una persona, ma una cagnetta graziosa delicata, con il pelo lungo bianco macchiato di nero.
Apparteneva a Banchetto, il contadino in fondo a via Benucci.
Prima della Tosca, Banchetto aveva un altro cane di nome Barein.
Barein aveva il pelo rosso corto, e, pensandoci, penso assomigliasse a Pluto dei cartoni animati.
Doveva essere un giocherellone, vivace e buffo. Si era integrato nella comunità della via ed era amico di tutti. Quando mia mamma, dalla porta di casa chiamava: "Miro ven a magne" Barein dall' aia spiccava una corsa e alla curva della via Cupa arrivava in via Benucci slittando sul selciato.
Fu soppresso, molto probabilmente si era ammalato. Per un pò non lo vidi. Seppi quando venne eliminato! Che dolore vederlo immobile a terra lui che correva e saltava sempre, e che dolore pensare che si potesse sparare volontariamente ad un essere vivente!
Banchetto prese un altro cane, anzi una cagnetta, La Tosca. Dolcissima, elegante, educata, una vera signorina. Banchetto la teneva bene, ma lei faceva spesso tappa in casa mia per un tozzo di pane. Apriva la porta con la maniglia, aspettava di essere invitata, entrava mangiava un tozzo, una zuppa, un pò di latte poi se ne andava.
Fu venduta ad un contadino che stava ai Barberini, o alla Marecchia, oppura vicino a Passananti, non so. Qui la Tosca non stava bene, pativa la fame. Tutte le sere, da novembre a primavera, veniva a farci visita. Neve, pioggia o vento, verso le otto di sera eccola apriva la porta aspettava e solo se chiamata entrava. Mangiava sempre qualcosa, poi si sdraiava sotto la tavola a godere un pò di calduccio. Ristorata si metteva davanti alla porta, usciva faceva "bau bau" per accomiatarsi e tornava alla sua vita da cane in una casa che nulla le dava.
La storia durò alcuni anni, sempre d' inverno la Tosca veniva a trovarci sicura di avere buona accoglienza.
Ci accorgemmo che aspettava dei cuccioli. La pancia cresceva e l' inverno si avvicinava. Era già novembre avanzato che smise di frequentarci. Sicuramente erano nati i piccoli.
Passarono alcune settimane, quando una sera ricomparve! Povera cara Tosca! Allattare i piccoli e non avere sufficiente cibo l' aveva sfinita. il pelo sporco di fango stava a dire che non aveva neppure una stalla dove stare con la cucciolata.
Camminava adagio, e gli occhi languidi cercavano amore. La rifocillamo bene latte caldo pane, anche i vicini, commossi, contribuirono al suo ristoro.
Sotto il tavolo ci stette parecchio, Avremmo voluto tenerla con noi, ma pur sfinita aveva i piccoli così si preparò a tornare via.
Mio babbo indignato scrisse un biglietto ai padroni dell' animale e lo infilò nel collare dell' animale, bene in vista. Doveva essere pesante ciò che aveva scritto perchè la Tosca non la vedemmo più! La tennero sempre legata alla catena.
Venni a sapere che aveva cambiato padrone e questo la trattava bene.
Cara e dolce Tosca, mi facevi compagnia e noi ti aspettavamo sempre. Ti volevo bene eri dolce, educata. Dopo che sono nati i cuccioli sei diventata una vera "signora" non più una signorina! Sei un caro ricordo che porto con me e mi commuove!
Apparteneva a Banchetto, il contadino in fondo a via Benucci.
Prima della Tosca, Banchetto aveva un altro cane di nome Barein.
Barein aveva il pelo rosso corto, e, pensandoci, penso assomigliasse a Pluto dei cartoni animati.
Doveva essere un giocherellone, vivace e buffo. Si era integrato nella comunità della via ed era amico di tutti. Quando mia mamma, dalla porta di casa chiamava: "Miro ven a magne" Barein dall' aia spiccava una corsa e alla curva della via Cupa arrivava in via Benucci slittando sul selciato.
Fu soppresso, molto probabilmente si era ammalato. Per un pò non lo vidi. Seppi quando venne eliminato! Che dolore vederlo immobile a terra lui che correva e saltava sempre, e che dolore pensare che si potesse sparare volontariamente ad un essere vivente!
Banchetto prese un altro cane, anzi una cagnetta, La Tosca. Dolcissima, elegante, educata, una vera signorina. Banchetto la teneva bene, ma lei faceva spesso tappa in casa mia per un tozzo di pane. Apriva la porta con la maniglia, aspettava di essere invitata, entrava mangiava un tozzo, una zuppa, un pò di latte poi se ne andava.
Fu venduta ad un contadino che stava ai Barberini, o alla Marecchia, oppura vicino a Passananti, non so. Qui la Tosca non stava bene, pativa la fame. Tutte le sere, da novembre a primavera, veniva a farci visita. Neve, pioggia o vento, verso le otto di sera eccola apriva la porta aspettava e solo se chiamata entrava. Mangiava sempre qualcosa, poi si sdraiava sotto la tavola a godere un pò di calduccio. Ristorata si metteva davanti alla porta, usciva faceva "bau bau" per accomiatarsi e tornava alla sua vita da cane in una casa che nulla le dava.
La storia durò alcuni anni, sempre d' inverno la Tosca veniva a trovarci sicura di avere buona accoglienza.
Ci accorgemmo che aspettava dei cuccioli. La pancia cresceva e l' inverno si avvicinava. Era già novembre avanzato che smise di frequentarci. Sicuramente erano nati i piccoli.
Passarono alcune settimane, quando una sera ricomparve! Povera cara Tosca! Allattare i piccoli e non avere sufficiente cibo l' aveva sfinita. il pelo sporco di fango stava a dire che non aveva neppure una stalla dove stare con la cucciolata.
Camminava adagio, e gli occhi languidi cercavano amore. La rifocillamo bene latte caldo pane, anche i vicini, commossi, contribuirono al suo ristoro.
Sotto il tavolo ci stette parecchio, Avremmo voluto tenerla con noi, ma pur sfinita aveva i piccoli così si preparò a tornare via.
Mio babbo indignato scrisse un biglietto ai padroni dell' animale e lo infilò nel collare dell' animale, bene in vista. Doveva essere pesante ciò che aveva scritto perchè la Tosca non la vedemmo più! La tennero sempre legata alla catena.
Venni a sapere che aveva cambiato padrone e questo la trattava bene.
Cara e dolce Tosca, mi facevi compagnia e noi ti aspettavamo sempre. Ti volevo bene eri dolce, educata. Dopo che sono nati i cuccioli sei diventata una vera "signora" non più una signorina! Sei un caro ricordo che porto con me e mi commuove!
martedì 13 luglio 2010
a mio babbo
ciao babbo? mi manchi tanto!
ricordi? quando da piccola col ditino indicavo le montagne lontane, azzurrine e dicevo: "il mio babbo è andato fino là"
il mio piccolo mondo con l' eroe che andava fino alle montagne!
quando mi coccolavi dopo le sgridate della mamma? mi sentivo al sicuro, c' eri tu!
quando mi mostravi le lettere dell' alfabeto e io poi vedevo le "esse" dappertutto? mi ha dato il seme della curiosità!
quando mi ha portato la "carta che scrive da sola" e io ti ho detto che non scriveva da sola bisognava calcare sopra?
quando di ritorno da casa Peruzzi dicesti che una bambina sapeva fare il gioco della nove carte? ti ho subito mostrato che ero brava anch' io, ho avuto i tuoi elogi!
quando ti chiedevo cinque lire e tu chinavi la spalla, io con la mano nel taschino pescavo dieci lire ed ero felice ma tu lo eri di più?
quando mi mostrasti la stella cometa verso Sano Giovanni? poi mi facesti vedere anche l' aurora boreale e le eclissi? non ne perdevamo una!!! mi spiegavi i fenomeni e mi ha lasciato l' amore della conoscenza!
quando tornavano le rondini sotto il tetto di Banchetto? e tu a raccontare le loro migrazioni fino all' Africa e poi tornare da noi a fare la nidiata! l' amore per la vita
quando nevicava e noi nella nostra casetta al calduccio a raccontare dei tempi antichi? l' amore per la nostra storia!
quando mi portavi in campagna alla trebbiatura? con un fazzolettino in testa vicino a te ero una principessa!
quando con la saldatrice illuminavi tutto di blu? eri il mio mago!
quando festeggiavamo il nostro compleanno? il 20 settembre il giorno dei belli, dicevi, anche la Loren è nata in questa data, ma noi eravamo i più belli di tutti, io e te!
non ho più festeggiato il compleanno, non c'eri!
la principessa è scesa ad un rango inferiore. Non ha avuto più coccole, nemmeno ha potuto pescare dieci lire anziche cinque. se era brava nessuno lo diceva.
ricordi? quando da piccola col ditino indicavo le montagne lontane, azzurrine e dicevo: "il mio babbo è andato fino là"
il mio piccolo mondo con l' eroe che andava fino alle montagne!
quando mi coccolavi dopo le sgridate della mamma? mi sentivo al sicuro, c' eri tu!
quando mi mostravi le lettere dell' alfabeto e io poi vedevo le "esse" dappertutto? mi ha dato il seme della curiosità!
quando mi ha portato la "carta che scrive da sola" e io ti ho detto che non scriveva da sola bisognava calcare sopra?
quando di ritorno da casa Peruzzi dicesti che una bambina sapeva fare il gioco della nove carte? ti ho subito mostrato che ero brava anch' io, ho avuto i tuoi elogi!
quando ti chiedevo cinque lire e tu chinavi la spalla, io con la mano nel taschino pescavo dieci lire ed ero felice ma tu lo eri di più?
quando mi mostrasti la stella cometa verso Sano Giovanni? poi mi facesti vedere anche l' aurora boreale e le eclissi? non ne perdevamo una!!! mi spiegavi i fenomeni e mi ha lasciato l' amore della conoscenza!
quando tornavano le rondini sotto il tetto di Banchetto? e tu a raccontare le loro migrazioni fino all' Africa e poi tornare da noi a fare la nidiata! l' amore per la vita
quando nevicava e noi nella nostra casetta al calduccio a raccontare dei tempi antichi? l' amore per la nostra storia!
quando mi portavi in campagna alla trebbiatura? con un fazzolettino in testa vicino a te ero una principessa!
quando con la saldatrice illuminavi tutto di blu? eri il mio mago!
quando festeggiavamo il nostro compleanno? il 20 settembre il giorno dei belli, dicevi, anche la Loren è nata in questa data, ma noi eravamo i più belli di tutti, io e te!
non ho più festeggiato il compleanno, non c'eri!
la principessa è scesa ad un rango inferiore. Non ha avuto più coccole, nemmeno ha potuto pescare dieci lire anziche cinque. se era brava nessuno lo diceva.
martedì 15 giugno 2010
la frana
Tra Perlini e Bossari c' è la frana che in un certo senso divide il paese: la parte antica e storica dalle nuove costruzioni che si stendono verso San Girolamo e la strada di Passananti. In questo tratto di "terra di nessuno" ogni tanto passa la frana.
La più antica informazione che ho del fenomeno risale al 1530 circa (non conosco la data ma io racconto le mie emozioni e la data non è necessaria).
Si dice che all' epoca un frate cappuccino avesse predetto ai Sant' Agatesi una catastrofe perchè erano molto libertini praticavano il ballo angelico! Per chi no lo sa, i nostri antenati ballavano "IGNUDI" nel magnifico teatro. La predizione del frate si avverò scatenando la frana! Forse il religioso andava spesso alla macchia e aveva visto da dove partiva il disastro e ne fece uso per ammonire i peccatori. Non ho notizie dei danni, qui ci vorrebbe uno storico, io mi limito solo a dire che il peccato non c' entrava......
Tutto è stato tranquillo fino al 1934.
In quell' anno la frana tornò violenta e fece combinò molti guai.
Nella zona si erano costruite case, ville che davano lustro al luogo. Anche mio nonno Antonio, pur avendo già nove figli, all' epoca, fece una bella villetta. Dai miei genitori ho sentito parlare dell' abitazione dei Ragazzini, che era un palazzo grande ed imponente. Uno dei Ragazzini era impresario teatrale a livello internazionale e curava sopratutto spettacoli operistici. Si dice fosse stato anche a New York, all' epoca non era facile!
Il palazzo Buffoni era altrettanto splendido. Dobbiamo ricordare che Francesco Buffoni è stato un combattente per l' unità d' Italia ed era garibaldino. Sotto le logge c' è una lapide che lo commemora.
Altri palazzi e ville facevano bella mostra in area "frana" e questa impietosa e prepotente si è scagliata a riprendersi il proprio spazio travolgendo tutto. Mio babbo mi raccontava che si vedevano le case che, ancora apparentemente intatte, si muovevano come fossero giocattoli che slittano sul ghiaccio. Poi si disintegravano.
Doveva essere uno spettacolo unico anche se drammatico. Non ho mai saputo se il disastro era stato previsto o se invece si è realizzato in poco tempo. Sta di fatto che gli sfollati sono stati messi in abitazioni di fortuna come ad esempio alla rocca. I miei nonni furono mandati proprio alla rocca dove nacque la decima figlia.
All' epoca c' era il Duce, e nel giro di soli due anni furono costruite case per tutti. Vennero assegnate secondo il numero di componenti la famiglia e non per l' ammontare della perdita. Forse questa fu risarcita con denaro, non so.
Non si è costruito più su quel terreno. Una strada collegava Perlini a Bossari e tutto tornò tranquillo.
Silenziosamente su nel bosco però la Bestia non si era placata e piano piano preparò una bella sorpresa.
Era la fine degli anni cinquanta primi sessanta quando la terra fradicia di pioggia, fangosa, scivolosa tornò a disturbare i Sant' Agatesi.
La ricordo bene!
Era un agosto piovoso e il fango molliccio, viscido, scendeva dalla macchia fin giù in paese sporcando, distruggendo, guastando tutto.
Non fece vittime ma fu impressionante. Venne anche la Rai e fece delle riprese. Quando furono trasmesse sembrava un cataclisma da apocalisse, invece, pur con tanta violenza, era molto più contenuto.
Ricordo che andavamo a vedere i progressi del fenomeno tutti i giorni non era piacevole vedere quella poltiglia invadente coprire ogni cosa ma era pur sempre un avvenimento diverso dal quotidiano! In paese non si parlava d' altro! Quando si è ragazzi, con il desiderio del nuovo i tutto è eccitante!
Sono stati fatti molti lavori di bonifica, convogliando l' acqua, impiantando una magnifica pineta. Non si può costruire ma la bonifica, fatta bene ha donato un parco di conifere che danno nuovamente lustro al caro paese!
nelle foto si vede la frana del '34, si vedono le proporzioni del disastro rispetto all' uomo che è mio babbo.
La più antica informazione che ho del fenomeno risale al 1530 circa (non conosco la data ma io racconto le mie emozioni e la data non è necessaria).
Si dice che all' epoca un frate cappuccino avesse predetto ai Sant' Agatesi una catastrofe perchè erano molto libertini praticavano il ballo angelico! Per chi no lo sa, i nostri antenati ballavano "IGNUDI" nel magnifico teatro. La predizione del frate si avverò scatenando la frana! Forse il religioso andava spesso alla macchia e aveva visto da dove partiva il disastro e ne fece uso per ammonire i peccatori. Non ho notizie dei danni, qui ci vorrebbe uno storico, io mi limito solo a dire che il peccato non c' entrava......
Tutto è stato tranquillo fino al 1934.
In quell' anno la frana tornò violenta e fece combinò molti guai.
Nella zona si erano costruite case, ville che davano lustro al luogo. Anche mio nonno Antonio, pur avendo già nove figli, all' epoca, fece una bella villetta. Dai miei genitori ho sentito parlare dell' abitazione dei Ragazzini, che era un palazzo grande ed imponente. Uno dei Ragazzini era impresario teatrale a livello internazionale e curava sopratutto spettacoli operistici. Si dice fosse stato anche a New York, all' epoca non era facile!
Il palazzo Buffoni era altrettanto splendido. Dobbiamo ricordare che Francesco Buffoni è stato un combattente per l' unità d' Italia ed era garibaldino. Sotto le logge c' è una lapide che lo commemora.
Altri palazzi e ville facevano bella mostra in area "frana" e questa impietosa e prepotente si è scagliata a riprendersi il proprio spazio travolgendo tutto. Mio babbo mi raccontava che si vedevano le case che, ancora apparentemente intatte, si muovevano come fossero giocattoli che slittano sul ghiaccio. Poi si disintegravano.
Doveva essere uno spettacolo unico anche se drammatico. Non ho mai saputo se il disastro era stato previsto o se invece si è realizzato in poco tempo. Sta di fatto che gli sfollati sono stati messi in abitazioni di fortuna come ad esempio alla rocca. I miei nonni furono mandati proprio alla rocca dove nacque la decima figlia.
All' epoca c' era il Duce, e nel giro di soli due anni furono costruite case per tutti. Vennero assegnate secondo il numero di componenti la famiglia e non per l' ammontare della perdita. Forse questa fu risarcita con denaro, non so.
Non si è costruito più su quel terreno. Una strada collegava Perlini a Bossari e tutto tornò tranquillo.
Silenziosamente su nel bosco però la Bestia non si era placata e piano piano preparò una bella sorpresa.
Era la fine degli anni cinquanta primi sessanta quando la terra fradicia di pioggia, fangosa, scivolosa tornò a disturbare i Sant' Agatesi.
La ricordo bene!
Era un agosto piovoso e il fango molliccio, viscido, scendeva dalla macchia fin giù in paese sporcando, distruggendo, guastando tutto.
Non fece vittime ma fu impressionante. Venne anche la Rai e fece delle riprese. Quando furono trasmesse sembrava un cataclisma da apocalisse, invece, pur con tanta violenza, era molto più contenuto.
Ricordo che andavamo a vedere i progressi del fenomeno tutti i giorni non era piacevole vedere quella poltiglia invadente coprire ogni cosa ma era pur sempre un avvenimento diverso dal quotidiano! In paese non si parlava d' altro! Quando si è ragazzi, con il desiderio del nuovo i tutto è eccitante!
Sono stati fatti molti lavori di bonifica, convogliando l' acqua, impiantando una magnifica pineta. Non si può costruire ma la bonifica, fatta bene ha donato un parco di conifere che danno nuovamente lustro al caro paese!
nelle foto si vede la frana del '34, si vedono le proporzioni del disastro rispetto all' uomo che è mio babbo.
venerdì 28 maggio 2010
L' aria di giugno
Fermarsi ad annusare l' aria di giugno riempie il cuore, l' anima, la mente, tutto!
Il sole è alto nel cielo e i giorni sono lunghi. La natura si è svegliata e comincia già a dare i primi frutti. Non è ancora matura ma è già grande! Nei prati il fieno è pronto per essere tagliato e manda i suoi profumi. Quando sarà falciato, gli aromi saranno intensi. L' odore del fieno appaga e ci dona tutta la sensualità possibile.
Le nubi raramente offuscano il cielo che è di un azzurro uniforme!
Di notte i grilli concertano i loro cri cri con allegria.
Le lucciole fanno chiaro al grano (così si dice) che ha appena messo le spighe.
Le stelle brillano lontane vivide.
Grazie buon Dio per averci dato tanta bellezza.
In via Benucci, nel mese di giugno, c' erano dei rituali taciti: dopo pranzo: dalle 13 in poi ci si raccoglieva in fondo alla strada, sotto "l' albero".
L' albero era vicino alla bottega di mio babbo all' inizio dello stradellino che porta alla casina di Goretti. Non ho mai saputo di che specie fosse, non ne ho mai visti di simili. La sua ampia chioma ombreggiava lo spazio sottostante dando un pò di fresco. Dalla parte opposta invece le marughe (pseudo acacie) mandavano un profumo dolce buono!
Si cominciava così a radunare gente, la Gina, le Teresa, la Ida "Dorazzi", mia mamma, le ragazzine dell' epoca, anche Giulianelli, che si trovava a passare, faceva combriccola. Non c' erano le sedie, ci si sedeva in terra. Poi cominciavano le chiacchere. Gli argomenti erano svariati ma tutti con un tratto lento, pacato, quasi sognante. L' aria di giugno, dopo mangiato portava tranquillità. Un momento di riflessione per proseguire la giornata. Che sogno! Mi piacevano molto quegli attimi dolci, con tante persone assieme che parlavano, scherzavano e vivevano Giugno.
Anche la piazza cambiava i colori, specialmente verso sera dopo il tramonto. Si vedevano sfumature rosate in cielo, l' ultimo saluto del sole. In Chiesa si pregava il Sacro Cuore, poi via alla sera gioiosa quando già era buio. E si iniziava a fare baccano noi ragazzi giovani, con scherzi, canzoni e cretinate. In giugno era facile innamorarsi! A me è successo! E' stato bellissimo!
Il 24 del mese si festeggia San Giovanni.
Usavamo, la sera de 23, raccogliere corolle di fiori e metterle in una bacinella lasciata fuori tutta la notte. Dentro una caraffa piena di acqua si versava un chiaro d' uovo. Si dice che il Santo, passando, avrebbe dato la Sua benedizione ai petali, mentre per il chiaro d' uovo si sarebbe trasformato qualcosa di premonitore: un albero, una nave........ Al mattino, alla sveglia, pronti a lavarsi con l' acqua dei petali e poi guardare la forma nella caraffa. Ogni volta una sorpresa e anche se si formava sempre un bastimento, l' immaginazione volava!
Con una mia cugina, venuta dalla città, una sera catturammo tante, tante lucciole. Le mettemmo dentro dei barattoli di vetro. Erano talmente tante che la stanza al buio si illuminava. Che soddisfazione!
Credevamo di avere compiuto un atto eroico. Al risveglio però i barattoli erano vuoti, proprio vuoti no, dentro c' era una letterina che ci informava del dovere delle luccioline di illuminare le messi per fare migliore il pane e del diritto alla loro libertà! Noi abbiamo creduto veramente che la storia fosse stata scritta dagli animaletti........! Non ho più catturato bestioline di nessun genere, e la lezione mi ha portato al massimo rispetto per tutte le forme di vita che Dio ha creato!!!!!!!
A fine del mese si affaccia la vera estate, torrida. Ma giugno ci regala ancora emozioni: il pane è raccolto, e in mezzo alle stoppie ci sono rimasti dei fiorellini blu che vivono in una aridità estrema! La cicoria con fiori prepotentemente azzurri costeggia i viottoli di campagna! i tigli dopo avere inondato di soave profumo l' aria comincia a far crescere i frutti! la luce del sole è al massimo e indora tutto! le cicale friniscono incessantemente! ma chi ha pensato di screditare queste creature comparandole alle formiche?
La stagione è cresciuta è matura!
Ora si aspetta luglio che sarà l' esplosione dell' estate e ci stancherà con il sol leone prima delle vacanze.......
sabato 22 maggio 2010
La Gina
10 maggio 2010
Sono appena tornata da S. Agata e ho appreso che la Gina Marani, la mia vicina di casa non c' è più!
Mi è dispiaciuto molto.
L' avevo vista alcuni anni fa, non molti e come sempre stava lavorando all' uncinetto senza occhiali. Sempre vispa, attenta, mentre sferruzzava chiaccherava senza quasi guardare il lavoro.
A veglia, in casa sua andavano tante persone, le accoglieva tutte. Così la sera, particolarmente in inverno, tante signore, tra una chiacchera e l' altra sferruzzavano i loro lavori.
Ricordo una donna possente, forte, penso non avesse paura di nulla. Il marito Mario invece era più minuto ed era famoso per un suo intercalare: "bestia del dievle e tera di poll". Questa frase era famosa e spesso mia mamma lo chiamava proprio "bestia del dievle". Mario segava la legna nella stalla, vicino alla botte del vino. Quando tornava a casa diceva con mia mamma: "ho fat na buta e na sgeta adesa a stag mej". Mi piaceva era simpatico.
Erano venuti ad abitare in via Benucci da S. Donato. Una famiglia numerosa, sette figli.
Grandi lavoratori entrambi. Avevano un appezzamento di terra alla Ripa, sotto la rupe del cimitero, dove coltivavano di tutto: cereali, ortaggi, frutta. Nei giorni estivi alle due del pomeriggio, sotto il sole bollente, si incamminavano verso il campo, lontano da casa. Percorrevano uno stradello campestre accidentato e tornavano all' ora di cena. Quanta fatica, quanto sudore! Li vedevo tornare all' imbrunire stanchi ma non arrabbiati. E dopo mangiato trovavano anche la forza di dire il rosario!
La Gina ha sempre lavorato a maglia! Credo che se si potessero mettere in fila tutte le maglie che ha fatto si potrebbe fare uno sciarpone lungo lungo per avvolgere la terra all' equatore! Faceva anche bellissimi pizzi. Per tutti i suoi figli ha confezionato coperte con l' uncinetto, sette coperte che con pazienza ha donato ai figli che adorava.
Quando è nata mia figlia Elena, mentre aspettavo di andare in clinica, venne da me. Mi lamentavo molto, il dolore era grosso, mi disse: "stai per essere mamma avrai ancora più dolore fatti forza"! Aveva ragione sia nell' immediato che nel futuro: avere figli è una grande gioia, la più grande, ma è intrisa di dolore, ansia, preoccupazione per sempre!
E' stata una cara persona, buona vicina. La ringrazio perchè ha aiutato molto mia mamma all' inizio della sua malattia quando io non riuscivo a portarla con me.
Grazie Gina e Mario di avere percorso un pò di vita anche con me. Vi ricorderò sempre con tanto affetto!
NB:
Non avendo al momento un ritratto della Gina ho messo l' immagine della via Benucci dove abbiamo vissuto.
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